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giovedì 14 dicembre 2017

Astronauta Nespoli rientra sulla Terra



Atterrato in Kazakistan dopo il viaggio sulla navicella Soyuz:
 il suo fisico invecchiato e indebolito al ritorno dallo spazio.
 Anche sei mesi per tornare alla completa normalità

Il ritorno dallo spazio dopo una lunga permanenza sulla stazione Iss rappresenta una sfida per l’organismo. Ogni astronauta, però, reagisce in maniera molto personale. Paolo Nespoli in questo ritorno dal terzo viaggio appare più in forma rispetto all’ultimo rientro ma i due compagni di viaggio appaiono meno colpiti dal forzato ritorno alla gravità terrestre. Per tutti, comunque, c’è una condizione di crisi fisica dalla quale devono riprendersi e che richiede alcuni mesi: anche qui la risposta può essere diversa a seconda del soggetto. Nel primo periodo viene ritirata anche la patente; cioè non possono guidare l’automobile.

Stare nello spazio diversi mesi significa accelerare l’invecchiamento. I cambiamenti incominciano dalla perdita di calcio nelle ossa (osteoporosi) che diventano deboli e fragili. E’ per questo che quando escono dalla Soyuz gli assistenti adagiano con delicatezza gli astronauti sulle poltrone, proprio per non sollecitare in maniera rischiosa le ossa degli arti. La ripresa completa richiede alcuni mesi. Il sistema vestibolare, poi, che si era regolato senza la gravità provocando nei primi giorni in orbita pure qualche fastidio, il mal di spazio, di nuovo ha bisogno di qualche settimana per garantire il ritorno permanente al perfetto equilibrio. Tra l’altro i recettori della pianta dei piedi non riconoscono più le condizioni del passato e inviano segnali errati al cervello che traggono in inganno nella deambulazione.

Altrettanto gli occhi devono riconquistare la normalità: il 60 per cento degli astronauti in orbita ha problemi alla vista a causa di uno stress ossidativo dei bulbi oculari. Altrettanto il sistema cardiocircolatorio ha bisogno di riprendere le precedenti condizioni: in orbita il sangue fluisce facilmente alla testa a causa dell’assenza di gravità e per questo i volti degli astronauti appaiono gonfi e più rosei. Tornati a terra il cuore, che lassù faceva meno fatica a pompare, deve di nuovo forzare il flusso proprio per vincere la gravità e anche questo richiede un po’ di tempo. Tra l’altro il cuore proprio perché fa meno fatica riduce la sua massa in alcuni casi anche di un terzo ma poi deve riprendere le sue condizioni e dimensioni iniziali. Come il muscolo del cuore anche gli altri muscoli del corpo si indeboliscono ed è necessario per i primi mesi una intensa riabilitazione. Non basta che in orbita gli astronauti facciano circa due ore al giorno di ginnastica. Insomma tutto il corpo viene alterato nelle lunghe permanenze di 5-6 mesi che ora sono la norma, in maniera profonda. A cominciare dal sistema di difesa immunitario che si abbassa nelle sue capacità rendendo gli astronauti più vulnerabili alle malattie e anche questo aspetto fondamentale richiede un riassetto totale. Insomma in media sono necessari cinque-sei mesi a seconda del soggetto per stabilire il ritorno completo alla normalità e pensare, magari, alla successiva missione.




Astronauti in orbita: dal «mal di mare» alla depressione, cosa succede al loro corpo
Come stanno e che cosa succede agli astronauti che ormai vivono lunghi periodi (sei mesi) sulla stazione spaziale internazionale ISS. Per il fisico e la mente è una «vita d’inferno» durante il soggiorno nella casa cosmica, nonostante gli astronauti nei collegamenti tv appaiano sorridenti e fluttuanti senza peso. Unica anomalia percepita e visibile è il gonfiore del loro viso. Ma i problemi che devono affrontare sono diversi. Quando ritornano sulla Terra tutto sembra rientrare nella normalità; però ci sono aspetti di cui non si conoscono gli effetti sul lungo periodo. 



Ecco i problemi principali.

Si inizia con nausea e «mal di mare»
Quando si arriva in orbita, la prima sgradevole sorpresa per quasi la metà degli astronauti è una nausea simile a quella del mal di mare sulla Terra. Il sistema vestibolare viene sconvolto dall’assenza di gravità e occorre un po’ di tempo (dipende dal soggetto) per adattarsi e vederlo scomparire. Il malessere viene scherzosamente classificato con la “scala Garn” dal nome del senatore Jake Garn dello Utah che volò sullo shuttle nel 1985, 
diventando il caso più grave mai registrato per questo disturbo.

Il cuore si arrotonda e rimpicciolisce
Il cuore è un muscolo e, come tutti gli altri muscoli del corpo, risente in maniera significativa della permanenza nello spazio. La ragione è che, in assenza di gravità, i muscoli fanno meno fatica e per il cuore è più facile pompare il sangue in ogni direzione del corpo. La circolazione viene alterata e per questo affluiscono più sangue e liquidi nella testa; ragione per la quale il volto degli astronauti appare più gonfio. Ma la situazione produce anche altre alterazioni. Il cuore assume una forma più sferica e riduce il suo volume talvolta fino ad un terzo. «Il cuore non lavora così duramente nello spazio e ciò può causare perdita di massa muscolare» precisa James Thomas, alla guida di un team di ricercatori-medici della Nasa. Ovviamente anche gli altri muscoli del corpo ne risentono e, per non perdere tonicità e aiutare l’intero sistema muscolare, 
gli astronauti devono fare attività fisica almeno un’ora al giorno.

Gli occhi si indeboliscono
Il 60 per cento degli astronauti presenta problemi alla vista. Per capire che cosa succede nello spazio, sono stati studiati i tessuti oculari nei topi in alcune missioni shuttle e si continuano a indagare gli occhi degli astronauti sulla ISS. In entrambi i casi si è rilevato uno “stress ossidativo dei bulbi oculari”, cioè un rapido invecchiamento dell’occhio, frutto delle azioni congiunte portate da radiazioni, ipotermia, ipossia e microgravità. Lo stress ossidativo è conseguenza dello squilibrio tra l’ossigeno reattivo generato dal metabolismo cellulare e la capacità della cellula di gestire i sottoprodotti tossici. Nello spazio si è notata una superproduzione di radicali liberi e, in condizioni di stress molto elevato, come accade in orbita, ciò può causare danni ossidativi a varie parti del corpo. Riassumendo: si invecchia più rapidamente. Nei topi, inoltre, si sono scoperti danni nel nervo ottico con alterazioni nella “proteina fibrillare acida della glia” (Gfap).

Lo scheletro perde calcio
Anche lo scheletro subisce danni. La colonna vertebrale, in assenza di gravità, si allunga di qualche centimetro (la variazione dipende dalla persona), ma il guaio più consistente riguarda la perdita di calcio (osteoporosi), che invece di depositarsi nelle ossa viene eliminato nell’apparato urinario. Aumenta quindi la probabilità di calcoli renali, oltre al rischio che si indeboliscano le ossa, per cui, dopo il rientro sulla Terra, i rischi sono elevati. Su questo aspetto le ricerche sono molto intense perché, se si riesce a trovare risposta per gli astronauti, questa sarà preziosa anche sulla Terra in quanto l’osteoporosi è una caratteristica della vecchiaia.

Nascono difficoltà respiratorie
Varie altre situazioni diventano critiche. Si manifestano, per esempio, complicazioni nelle vie aeree per l’accumulo dei liquidi nella parte alta del corpo, con congestioni e difficoltà respiratorie. Inoltre si è notata una riduzione nell’ossigenazione degli organi periferici del corpo, mentre è stata confermato un abbassamento delle difese immunitarie. Questo espone più facilmente alle malattie e l’organismo diventa più sensibile agli effetti dei microbi, mentre è stata misurata una riduzione di efficacia degli antibiotici. Tra l’altro la lunga permanenza degli equipaggi genera la proliferazione di batteri e funghi che si depositano nelle strutture. Sulla stazione russa Mir venne censita la presenza di 234 specie di batteri e funghi.

Il rischio delle radiazioni
Le radiazioni: argomento studiato con molta attenzione nella prospettiva di un viaggio verso Marte nel quale, per circa sei mesi, si esce dalle fasce di van Allen che proteggono e schermano la Terra dai fiumi di radiazioni che piovono dal cosmo. Sulla stazione ISS, a soli 400 chilometri d’altezza, il rischio è ancora contenuto ma presente e per questo attentamente valutato, perché l’accumulo di radiazioni può generare danni cellulari come tumori. Tra l’altro, gli astronauti percepiscono dei lampi (studiati con un particolare casco sulla stazione), che si ritengono generati dall’interazione di alcuni raggi cosmici con i tessuti cerebrali. Secondo una valutazione della Nasa, per mantenere il rischio al di sotto del 3 per cento, un uomo dovrebbe rimanere nello spazio al massimo 268 giorni e una donna 159. Ma si tratta di valutazioni ancora parziali.

La mente: depressione in agguato
C’è infine la psiche da considerare, e qui si entra nel territorio di indagini più arduo. Già alcuni test a terra, come l’esperimento di segregazione “Mars 500” condotto in un laboratorio a Mosca con sei volontari europei, russi e cinesi simulando una missione marziana (hanno partecipato attraverso l’Asi anche specialisti delle università italiane), si è notata la generazione, proprio a causa dell’isolamento, di uno stato depressivo che potrebbe diventare pericoloso e mettere a rischio una missione. Oltre a ciò, gli psicologi hanno riscontrato anche sulla stazione ISS l’insorgere di alcune paure, cambi di umore e una tendenza a sentirsi più affaticati. Simili aspetti sono oggi in primo piano, pensando alla futura spedizione umana su Marte che richiede, prima di tutto, una stabilità psicologica.

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SAMANTHA CRISTOFORETTI



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venerdì 27 marzo 2015

Samantha Cristoforetti



Sam, la donna italiana più popolare all'estero
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L'astronauta ESA Samantha Cristoforetti, attualmente sulla Stazione Spaziale Internazionale per la missione Futura dell'Agenzia Spaziale Italiana, ci mostra come funziona la "palestra spaziale" iniziando da ARED, l'Advanced Resistive Exercise Device.


Samantha Cristoforetti è la donna che rappresenta più il nostro paese all'estero, batte Monica Bellucci.

Sulla Stazione Spaziale, intanto, Sam è più indaffarata che mai. Dopo le passeggiate spaziali dei giorni scorsi si avvicina l'avvicendamento degli equipaggi. “Mi dispiace per questa lunga assenza ma è stato un periodo 'busy'”, ha scritto sul suo blog l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Dopo aver assistito i suoi compagni impegnati in lavori all'esterno della Stazione Spaziale, Samantha è tornata a scrivere sul blog per raccontare il proseguimento di Futura, la seconda missione di lunga durata dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Si avvicina ora il momento della fine della Expedition 42, con il rientro a casa la prossima settimana degli astronauti Barry Wilmore, Aleksandr Samokutyayev ed Elena Serova. Sulla stazione orbitale resteranno con Sam Anton Shkaplerov e Terry Virts, fino a quando non saranno raggiunti a fine marzo dal nuovo equipaggio.

Doppio spettacolo con l'eclissi vista dallo spazio
Samantha pronta a immortalare il doppio spettacolo che vedrà dallo spazio durante il 'Sole Nero': l'eclissi mozzafiato e l'ombra della Luna proiettata sul nostro pianeta.
Dallo spazio Sam avrà infatti l'occasione unica di vedere questo altro evento spettacolare, come è già accaduto nel 1999 dalla stazione spaziale russa Mir.




ITALIA VISTA DALLO SPAZIO
GRAZIE A
 Samantha Cristoforetti




Inoltre, se sulla Terra bisognerà sperare che il tempo sia buono, per Sam e i suoi colleghi sulla Stazione Spaziale il problema non si pone: dallo spazio lo spettacolo è assicurato.

Vista dalla stazione orbitale, infatti, l'eclissi sarà parziale al 96%, la Luna comincerà a coprire il disco del Sole a partire dalle 8,51 (ora italiana) fino alle 9,12.

L'astronauta italiana dell'Agenzia Spaziale Europea sarà al lavoro durante il 'Sole Nero' ma se tutto procederà secondo il programma, tra una sessione di lavoro e l'altra l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) dovrebbe trovare il tempo per prendere fotografare l'eclissi dalla Cupola, la grande finestra della Stazione Spaziale.

Impegnata nella missione Futura dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), durante l'eclissi Sam lavorerà all'esperimento Triplelux, che si occupa di capire come le cellule del sistema immunitario si adattino alla microgravità. Durante questa sessione l'astronauta italiana dovrà inserire le cellule in una centrifuga per 90 minuti e poi riposizionarle nel freezer della Stazione per permettere poi l'analisi sulla Terra.
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Sarà il 'Sole nero' a salutare l'arrivo della primavera il prossimo venerdì 20 marzo, giorno dell'equinozio. Grazie alla complicità della terza super Luna del 2015, l'eclisse sarà totale per i fortunati che potranno ammirarla dall'Atlantico settentrionale, dalle Isole Faeroer e dalle Isole Svalbard; nel resto d'Europa, Italia compresa, l'eclisse sarà parziale, ma superiore al 50%. Lo spettacolo sarà alla portata di tutti: sì a fotocamere, telescopi e binocoli, purchè dotati degli appositi filtri a protezione della vista.


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giovedì 6 novembre 2014

BLOG DI CIPIRI: Spazzini dello Spazio




DETRITI SPAZIALI


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Sono italiani i primi spazzini dello spazio. Al posto di scopa e paletta, hanno propulsori militari e software avanzati, e perseguono un’ idea fissa in mente: ripulire, in modo ecologico, le orbite terrestri da detriti e rifiuti artificiali...
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venerdì 17 gennaio 2014

Svegliamo Rosetta, la bella addormentata nello spazio


Rosetta è una missione sviluppata dall'Agenzia Spaziale Europea e lanciata nel 2004.

 L'obiettivo della missione è lo studio della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. La missione è formata da due elementi: la sonda vera e propria e il lander Philae. Il nome della sonda deriva dalla stele di Rosetta e si spera che la missione sveli dei segreti riguardanti il sistema solare e la formazione dei pianeti. Il nome del lander deriva dall'isola di Philae: in questa isola è stato trovato un obelisco che ha aiutato la decifrazione della stele di Rosetta.



Dopo 31 mesi di silenzio, la sonda spaziale europea Rosetta si risveglierà, mettendo nuovamente in funzione i propri strumenti e dirigendosi verso la sua ultima destinazione, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Per festeggiare l'evento, la European Space Agency (ESA) organizza sulla propria pagina Facebook un concorso internazionale dal titolo "Wake up Rosetta".
I partecipanti dovranno pubblicare sulla pagina ufficiale dell'ESA un breve video o un flash mob, nel quale dovranno cantare, urlare, sussurrare o dire in modo creativo "Wake up, Rosetta!". 


I video dovranno essere pubblicati entro le 18:30 del 20 gennaio 2014. I 10 video più votati saranno trasmessi nello spazio, verso la sonda Rosetta e oltre. Fra essi saranno scelti due vincitori, che saranno invitati al centro di controllo ESA di Darmstadt, in Germania, per vivere in prima persona la discesa del lander Philae sulla cometa Churyumov-Gerasimenko.
Maggiori informazioni e il regolamento del concorso sono disponibili sul sito web della Agenzia spaziale italiana (ASI).

http://www.asi.it/it/news/rosetta_una_storia_da_record


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Svegliamo Rosetta, la bella addormentata nello spazio

Una campagna su Facebook e Twitter in preparazione del risveglio della sonda europea Rosetta, previsto per il 20 gennaio 2014. Un ottimo modo di festeggiare la prima missione spaziale che atterrerà su una cometa a Novembre 2014.
. Descrizione
ROSETTA è la missione Cornerstone del programma ESA Horizon 2000 dedicata all’esplorazione dei corpi minori del Sistema Solare. E’ stata lanciata il 2 marzo 2004, ha effettuato con successo il fly-by dell’asteroide Steins (2008) e ha effettuato un fly-by dell’asteroide Lutetia il 10 luglio 2010, ma il suo obiettivo primario è quello di effettuare una serie di indagini dettagliate sulle caratteristiche della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko che avvicinerà nel 2014 e scorterà nel suo avvicinamento al Sole fino alla fine del 2015. La navicella di ROSETTA è composta di un orbiter, dove sono situati i sensori per gli esperimenti di remote sensing e di un lander chiamato PHILAE che verrà rilasciato sulla superficie della cometa per effettuare una serie di misure delle caratteristiche fisiche della superficie e per studiare la struttura interna del nucleo.
Obiettivi Scientifici
Il principale obiettivo scientifico della missione è la comprensione dell’origine delle comete e delle relazioni tra la loro composizione e la materia interstellare quali elementi fondamentali per potere risalire alle origini del Sistema Solare. La ricerca di materiali inalterati si ottiene tramite l’esplorazione cometaria poiché le zone esterne del Sistema Solare contengono materiale ricco di sostanze volatili che non è stato processato nelle zone interne caratterizzate da alte temperature.
L’esplorazione della cometa consiste nella caratterizzazione del suo nucleo e della chioma, la determinazione delle loro proprietà dinamiche, lo studio della morfologia e della composizione. In particolare, lo studio della mineralogia e dei rapporti isotopici degli elementi volatili e refrattari del nucleo fornirà informazioni preziose sulla composizione della nebulosa che, nei modelli correnti, si pensa sia stata all’origine del Sistema Solare.
Per raggiungere questi obiettivi la navicella orbiterà a lungo attorno alla cometa, seguendola nel suo viaggio verso l’interno del sistema planetario, mentre il lander Philae permetterà di effettuare misure in-situ e di campionare del materiale alla superficie del nucleo per una analisi chimico-mineralogica dettagliata.
Contributo Italiano
La partecipazione italiana alla missione ROSETTA consiste di tre strumenti scientifici dell’orbiter: VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) il cui PI è il dott. Fabrizio Capaccioni dell’IAPS (INAF Roma), GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) il cui PI è la dott.ssa Alessandra Rotundi dell’Università "Parthenope" di Napoli e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS del prof. Cesare Barbieri dell’università di Padova (PI dr. Uwe Keller, MPInstitute fur Sonnensystem). A bordo del lander, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni (SD2), realizzato da Galileo Avionica ed il cui PI è la prof.sa Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, ed il sottosistema dei pannelli solari (Politecnico di Milano). L’Italia ha anche fornito Manpower al Lander Project Team.
VIRTIS (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer): combina 3 canali di osservazione in un unico strumento, due dei quali saranno utilizzati nella ricostruzione della mappa spettrale del nucleo. Il terzo canale è dedicato alla spettroscopia ad alta risoluzione. Con queste osservazioni si cercherà di risalire alla natura delle parti solide che compongono il nucleo della cometa e tracciare le sue caratteristiche termiche. I dati ottenuti, combinati con i dati acquisiti da altri strumenti, saranno utilizzati per selezionare la zona sulla quale far posare il lander.
GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) è uno strumento in grado di analizzare le polveri e piccoli grani di materiale presente nella chioma della cometa misurandone le proprietà fisiche e dinamiche, tra le quali la dimensione, il rapporto tra materiale granuloso e quello gassoso, la velocità delle particelle.
OSIRIS/WAC (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System): OSIRIS è lo strumento principale della missione Rosetta per la raccolta delle immagini della cometa. È composto da due canali: NAC (Narrow Angle Camera), ottimizzato per ottenere mappe ad alta risoluzione del nucleo della cometa, fino a 2cm per pixel, con una capacità di messa a fuoco da 2 km a infinito e da 1 a 2 km; WAC (Wide Angle Camera), ottimizzato per ottenere una mappa panoramica ad alta risoluzione del materiale gassoso e delle polveri nei dintorni del nucleo della cometa. Il canale WAC di OSIRIS è di responsabilità italiana ed è progettato per lo studio accurato delle emissioni gassose della cometa sia nel visibile che nella banda UV. Le immagini acquisite da questo canale, saranno utilizzati per selezionare la zona in cui si dovrà posare il lander.
A bordo del lander di Rosetta sono presenti i seguenti sistemi italiani:
SD2 – Sample Drill&Distribution: SD2 rappresenta un elemento di elevata miniaturizzazione, condensando in appena 4Kg tecnologie ad altissime prestazioni. SD2 è in grado di resistere alle condizioni ambientali proibitive in cui si troverà ad operare mentre cercherà di penetrare il nucleo della cometa sino a 20 cm di profondità. Un meccanismo sofisticato consentirà di distribuire i campioni prelevati (diametro di circa 2,5mm) in appositi contenitori in modo da rendere possibile lo studio delle proprietà mediante alcuni degli strumenti a bordo del lander. Il funzionamento del sistema SD2 è regolato da un software sofisticato, installato nel computer di bordo del lander.
Un altro elemento “made in Italy” è il Solar Array costituito da celle solari ad alta efficienza in grado di garantire la potenza elettrica necessaria anche a distanze dal Sole superiori a 2 AU.
Accordi Internazionali
Per quanto concerne il lander Philae, è stato costituito un Consorzio Internazionale di cui l’ASI fa parte; oltre alla realizzazione di SD2 e dei Solar Array (SA), l’ASI ha cogestito il progetto attraverso un Project Manager Deputy, ha partecipato allo Steering Committee e fornisce supporto per le attività sul lander a livello di sistema e di sottosistemi.

Pagina facebook : https://www.facebook.com/RosettaMission

Linea Tematica: Corpi minori del Sistema Solare
Responsabilità Missione: ESA
Data Lancio: 02 Marzo 2004
Fine Missione: Dicembre 2015
Fase in corso: E2
Siti Web: http://sci.esa.int/rosetta/
http://www.ifsi-roma.inaf.it/virtis/
http://www.aero.polimi.it/SD2/



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giovedì 8 novembre 2012

E’ possibile guardare la Terra dallo Spazio


Streaming in diretta dalla Stazione Spaziale Internazionale


Grande notizia dalla NASA! E’  finalmente possibile guardare la Terra dallo Spazio e l’interno della ISS, in diretta dalla Stazione Spaziale Internazionale. Una serie di webcam montate all’esterno della ISS trasmette viste del nostro pianeta e della struttura esterna della Stazione. Questi dati video sono trasmessi “live” principalmente durante il periodo di riposo dell’equipaggio della ISS, tipicamente dalle 19 alle 7 di mattina.  Lo streaming video include anche le comunicazioni audio tra il Controllo Missione e gli astronauti (quando disponibile). Quando poi uno Space Shuttle è agganciato alla ISS le trasmissioni includeranno anche le attività di missione.
Le immagini dello streaming video della Terra e la struttura esterna della stazione spaziale sono prese dalle videocamere montate all’esterno e all’interno del laboratorio spaziale, che orbita intorno alla Terra a circa 28.000 km/h e a 350 km di altezza. Quando il segnale non è disponibile,il centro di controllo missione della NASA mostrerà una mappa con la posizione e il percorso della stazione orbitante.

 schermo intero visione dello spazio
http://www.nasa.gov/multimedia/isslivestream.asx

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la terra in diretta adesso

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Video streaming by Ustream-

Info sullo spettacolo

Live video from the International Space Station includes internal views when the crew is on-duty and Earth views at other times. The video is accompanied by audio of conversations between the crew and Mission Control. This video is only available when the space station is in contact with the ground. During "loss of signal" periods, viewers may see a test pattern or a graphical world map that depicts the station’s location in orbit above the Earth. Since the station orbits the Earth once every 90 minutes, it experiences a sunrise or a sunset about every 45 minutes. When the station is in darkness, external camera video may appear black, but can sometimes provide spectacular views of lightning or city lights below.-

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lunedì 2 marzo 2009

BUCHI NERI

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Buchi neri, mostri oscuri del cielo. Se una stella è molto massiccia, più di 6-7 volte il Sole, quando esplode come supernova dà luogo all'oggetto più strano e affascinante del cosmo: un buco nero. Il nucleo della stella crolla sotto il proprio peso e non riesce a controbilanciarlo nemmeno comprimendosi al massimo. Niente può fermare la caduta della materia verso il centro della stella, finché l'intera massa del nucleo non si concentra in un unico punto! L'oggetto che si forma, il buco nero, è qualcosa di così strano e così estremo che non può essere descritto con le leggi della fisica che valgono sulla Terra.

La gravità di un buco nero, infatti, è così grande da comprimere la materia che lo compone fino ad una densità praticamente infinita. Essa si trova quindi in uno stato fisico a noi sconosciuto.
La forza di attrazione gravitazionale di un buco nero è immensa: qualunque cosa che gli passi troppo vicino viene catturata e vi cade dentro, senza poterne più uscire. Nemmeno un raggio di luce, che è la cosa più veloce che esista in natura, può sfuggire a questo mostro: non potendo emettere radiazione, esso è completamente oscuro e non può essere "visto".
Attenzione però. Spesso si pensa che un buco nero possa inghiottire tutto quello che gli sta intorno: in realtà, l'attrazione gravitazionale che esso esercita su un corpo dipende dalla distanza del corpo stesso: solo se un corpo si avvicina troppo viene catturato da questo gigantesco imbuto spaziale.


Come per ogni stella o pianeta, anche per il buco nero si può definire la velocità di fuga di un corpo ad una certa distanza R. Si tratta della minima velocità che un oggetto posto alla distanza R deve avere, per poter sfuggire all'attrazione gravitazionale del buco nero. Allo stesso modo, possiamo definire la minima distanza R, alla quale un oggetto dotato di una certa velocità, può ancora sfuggirgli.

Per un raggio di luce, questa distanza identifica una specie di "superficie" del buco nero, anche se in realtà il buco nero non ha dimensioni. La superficie prende il nome di "orizzonte degli eventi": un raggio di luce che passa subito al di fuori di questa regione, viene incurvato molto fortemente dalla forza gravitazionale del buco nero, ma riesce a proseguire il suo cammino. Se invece vi entra, non potrà più uscirne.
La posizione dell'orizzonte degli eventi dipende dalla massa del buco nero: se la sua massa è il doppio di quella del Sole, il raggio di questa regione invisibile è di appena 6 Km.

I buchi neri sono gli unici oggetti celesti che non possono essere studiati direttamente in alcun modo, dato che non emettono radiazione di nessun tipo. Solo le nostre conoscenze di fisica e matematica ci permettono di immaginare come sono fatti. La loro esistenza, infatti, è prevista dalla teoria della Relatività generale di Einstein.

Tuttavia, esistono delle evidenze indirette dell'esistenza dei buchi neri. Quando un buco nero fa parte di un sistema binario di stelle, esso strappa il gas più esterno della compagna e lo risucchia. Questo gas si mette in rotazione, formando un disco attorno al buco nero, che ruota anch'esso sul proprio asse; da questo disco, pian piano cade dentro al buco nero. Puoi vederlo nel disegno qui sopra.



Cygnus X-1 (ASI) Durante la caduta, la materia raggiunge altissime temperature ed emette raggi X: è proprio attraverso questa radiazione che un buco nero può essere rivelato. Al centro della fotografia puoi vedere la sorgente di raggi X detta Cygnus X-1, che si trova nella costellazione del Cigno. Si tratta di una coppia di stelle: una gigante e un buco nero.
Il disco di polvere che circonda un enorme buco nero. Misurando la velocità del gas si può sapere quanto è intenso il campo gravitazionale del buco nero e quindi conoscere la sua massa.


Un altro fenomeno che permette di scorgere indirettamente un buco nero è l'effetto di "lente gravitazionale" che esso esercita. In condizioni normali, la radiazione percorre una traiettoria rettilinea; quella che passa abbastanza vicino ad un buco nero, invece, viene incurvata a causa del suo intenso campo gravitazionale.
L'effetto ottico di questa curvatura è quello che vedi nel disegno.
Se un buco nero si trova tra noi ed un oggetto, produce due o più immagini dello stesso oggetto.

A volte le immagini prodotte da una lente gravitazionale sono più di due. In questa fotografia puoi vedere l'immagine multipla di un oggetto lontanissimo dello spazio, detto "quasar". Una lente gravitazionale particolarmente massiccia si trova tra noi e il quasar, producendo quella che viene detta "croce di Einstein".

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