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domenica 13 ottobre 2019

Viagra Rosa un Business

Una pillola per piacere  Una cura per ringiovanire il desiderio?   O il mix ormonale da ingerire solo se si cerca una notte da non dimenticare?   Il piacere delle donne è ormai un diritto sanitario. E il Viagra rosa un business.

Una pillola per piacere
Una cura per ringiovanire il desiderio?
O il mix ormonale da ingerire solo se si cerca una notte da non dimenticare?
Il piacere delle donne è ormai un diritto sanitario. E il Viagra rosa un business.

Agonismo, sponsor, soldi, tifo da hooligan. Il machismo dello sport? Macché, la competizione per migliorare le performance dei più delicati segreti del corpo femminile: l’eccitazione e il piacere. A inizio estate ha debuttato sulle ricette il vincitore ufficiale dell’aggressiva gara per metter a punto il cosiddetto Viagra rosa (e aggiudicarsi un potenziale giro d’affari annuo di 2 miliardi di dollari): le pillole Osphena, firmate dal colosso giapponese Shionogi Inc., il cui principio attivo è l’ospemifene, un modulatore selettivo del recettore dell’estrogeno, che cura l’atrofia vulvovaginale e dunque la dispareunia (dolore durante i rapporti). Più o meno nello stesso periodo lo scrittore Daniel Bergner, in libreria con What Women Want? Adventures in the Science of Female Desire, ha raccontato sul The New York Times che stanno testando la potente coppia di farmaci Lybrido e Lybridos (Emotional Brain, società olandese-americana), presumibilmente in vendita nel 2016: un cocktail di buspirone (ansiolitico) e testosterone che accresce la dopamina e riduce la serotonina. Da prendere “on demand”, quasi un incentivo all’adulterio, dicono gli psicologi. Ma questa è un’altra storia.

Sull’Osphena la Fda, Food and Drugs Administration, ha dato un prezioso benestare che non ha placato le polemiche. C’è chi ha parlato di menopausa medicalizzata a scopo commerciale (dimenticando che la dispareunia non ha a che fare solo con l’età di mezzo), chi di una ricerca del Sacro Graal (come Naomi Wolf, scrittrice femminista) iniziata più o meno quando la mitica pillola blu non solo ha letteralmente risollevato le sorti dei maschi in crisi ma pure stuzzicato gli appetiti di Big Pharma, capace, si sa, di trovare la medicina prima del disturbo, e chi si è indignato perché la terapia ormonale sostitutiva (che in America gode di antipatie più che in Europa), dopo esser stata buttata fuori dalla porta, sarebbe rientrata dalla finestra. La levata di scudi contro l’ennesimo “disease-mongering”, che è il marketing finalizzato all’introduzione di un protocollo terapeutico, era stata già preparata da Camille Paglia («Le inibizioni rimangono cocciutamente interiori. E la lussuria è qualcosa di troppo imperioso per lasciarla al farmacista... »), da Leonore Tiefer, psicoterapeuta e sessuologa, stufa dell’imperante “dittatura dell’orgasmo”, e persino da un documentario di Marc Bennet, Hot Flash Havoc, che con umorismo spiega cosa siano diventati il climaterio e i suoi rimedi. A partire dal fatidico e malinteso rapporto medico del 2002 che ha convinto migliaia di americane a gettare nel water le loro “pilloline magiche”.

«Cerchiamo di capire meglio questa gara per il Lady Viagra perfetto, che non solo non esiste, ma coinvolge sotto quest’etichetta farmaci diversi, adatti a donne, età, problematiche differenti», dice Cesare Battaglia, ginecologo, ricercatore dell’Università di Bologna, autore di studi che hanno testato molecole deputate all’ambito titolo. «Premessa: abbiamo varie sostanze a disposizione e il 60% di donne europee che soffrono di deficit della sessualità, percentuale che sale al 70% in Australia e Usa. E sono donne di ogni età. Si va dai problemi meccanici locali alle patologie ormonali e alle condizioni psicologiche dell’età riproduttiva. E coinvolgono tre fattori chiave - rapporto col partner, condizionamenti ormonali, sfera della libido - , comunque portando alla ribalta un problema di tipo irrorativo e di vascolarizzazione genitale. Detto questo, è dagli anni 70 che si tenta di migliorare la qualità dei rapporti sessuali con la Tos, terapia ormonale sostitutiva, a base di estrogeni e progesterone. Poi è arrivato il cerotto al testosterone (il bugiardino però indica solo le menopause chirurgiche). Poi gli androgeni degli anni 80, coi loro effetti collaterali. Quindi l’ormone Dhea, per via orale o vaginale, di efficacia tenue ma con molte fan negli Usa che lo chiamano “panacea dell’eterna giovinezza”».

Arriviamo così all’Era post Viagra (blu): fa sperare la flibanserina, molecola tedesca della Boehringer, un antidepressivo “fallito” che invece si rivela capace di rimodulare i neurotrasmettitori e riaccendere il desiderio a partire dalla chimica del cervello. Ma nel 2010, non ottiene l’ok definitivo: troppi gli effetti collaterali. Sul trampolino di lancio arriva l’UK-414,495 studiata dalla Pfizer, “molecola dell’eccitazione” che aumenta l’afflusso sanguigno stimolando il nervo pelvico, «un inibitore selettivo che migliora i flussi genitali, liberando una stimolazione nervosa, e la vascolarizzazione. Peccato che i migliori risultati per ora siano stati ottenuti su maschi, ratti e conigli», specifica Battaglia. Nel 2011 è la volta del LibiGel, gel al testosterone della BioSante.

Il 2012 vede la ribalta equamente divisa tra la bremelanotide, l’ormone melanotropo sintetico detto Melanotan II, studiato dall’americana Palatin Technologies, Inc., e il drospirenone, progestinico sintetico a prevalente attività antiandrogenica, contenuto in alcune pillole anticoncezionali (Yasmin, Yaz, Yasminelle). Bene, la bremelanotide delude i medici, ma in compenso entusiasma il pubblico a cui è rivolta, che la battezza “The Barbie Drug”, perché, contemporaneamente, fa dimagrire, abbronza, acuisce le voglie; il che spiega il suo mercato parallelo cinese, che la vende a 13 euro alla fiala (è un farmaco che si inietta). Quanto al drospirenone, peraltro alla base di un ottimo anticoncezionale per le giovani (lo adorano, farebbe calare di peso), è lo stesso Battaglia che ha coordinato una ricerca italiana, citata in ambito internazionale, che ne ha ridimensionato le ambizioni: «Abbassa gli androgeni, fondamentali nella libido». Tutto ciò senza contare i “tentativi” di adattare alle donne, con dosaggi diversi, il Viagra classico e gli altri farmaci col sildenafil come principio attivo (vedi Femigra, il femminile del Cialis): «Un discorso che si è modificato, data la scarsa risposta clitoridea. Hanno dato risultati dosi basse di Cialis abbinate a estrogeni vaginali», spiega il professore. Che forse non sa dell’outing di Kim Cattrall, la scatenata Samantha di Sex and the City, che ha confessato di aver tenuto a galla il terzo matrimonio (ora naufragato) a suon di Viagra.

Tanti contendenti ora battuti dall’Osphena, e tante accuse. Di “pornificare” la cultura femminile, dice la scrittrice Usa Natasha Walter, o di “farmacopornografia”, evocata da Beatriz Preciado, filosofa madrilena che si occupa d’identità e genere,. O ancora, che si tratti di eccitazione erotica provata più dall’industria farmaceutica che dalle donne, come sospetta con garbo Jennifer Block, giornalista e blogger di salute femminile. Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica San Raffaele Resnati, a Milano, s’indigna: «Un fondantalismo antiormoni, pregiudiziale, un torto all’intelligenza». Ribatte che l’Osphena, che ha il vantaggio di essere un modulatore di recettori estrogeno-selettivi, e dunque di vantare un’attività estrogenica sui tessuti vaginali e non estrogenica sugli altri tessuti (diminuisce il rischio di tumori ormonodipendenti, per esempio al seno), ha dunque solo una possibilità terapeutica in più rispetto a quello che, dice, «avevamo già». «L’Osphena è l’ultimo della serie. Dopo la menopausa la carenza di estrogeni sovverte l’ecosistema vaginale, e il dolore nei rapporti è lo stimolo riflesso che più inibisce l’eccitazione. La mucosa non “risponde”, se non a un nuovo partner. E noi possiamo curare per via topica invece che sistemica, con terapia ormonale estrogenica locale, in vagina, senza compresse: estrogeni naturali (estriolo, estradiolo) o sintetici (promestriene), più una pomata al testosterone, io la chiamo la “Magic Cream”. Gli ormoni evocano il demonio, ma è la dose che fa la differenza, e qui si parla di quantità infinitesimali».

40 anni (quasi) di solitudine?
Il 60-70% delle donne occidentali, di ogni età, soffre di FSD, Female Sexual Disfunction. Su 335 italiane tra i 46 e i 60 anni, il 45,9% lamenta una riduzione del piacere. Attenzione: se una volta la vita media “offriva” alle donne 10 anni di menopausa, il climaterio ora dura circa 35. «Anzi 37!», corregge Alessandra Graziottin, che aggiunge come oggi, più che di aspettativa di vita, si debba parlare di aspettativa di salute (la maggior longevità triplica gli anni di malattia). E le cure della sessualità vanno in questo senso.

DI ELISABETTA MURITTI


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giovedì 19 luglio 2018

Sindone, la scienza conferma è un artefatto medievale

Sindone, la scienza conferma è un artefatto medievale

Le macchie di sangue si contraddicono tra loro e,
 quindi, non possono che essere un artefatto.

La scienza torna sulla Sacra Sindone. Una nuovo studio condotta da Matteo Borrini dell’Università di Liverpool e Luigi Garlaschelli del Cicap, ha messo in luce alcune incompatibilità. Almeno la metà delle macchie di sangue presenti sarebbe ingiustificabile considerando la posizione del corpo e l’angolazione delle braccia necessaria per ottenere quelle macchie  visibili. I risultati pubblicati sul ‘Journal of Forensic Sciences‘ si fondano su un particolare esperimento cui hanno preso parte personalmente gli stessi studiosi con l’obiettivo di ricostruire la formazione delle macchie sul lenzuolo di lino conservato presso il Duomo di Torino,
 con l’aiuto di tecniche proprie della medicina forense.

I rivoli presenti sul dorso della mano sinistra della Sindone sarebbero coerenti solamente con un soggetto posto in posizione eretta e con le braccia poste ad un angolo di 45° circa.  L’angolazione, però, è diversa da quella prospettabile per le macchie dell’avambraccio, che richiedono una posizione delle braccia pressoché verticale, nel caso di soggetto in piedi. 

La ferita che avrebbe provocato la macchia di sangue visibile sul lato frontale del torace, inoltre, mostra il sanguinamento realistico sempre per la posizione eretta, mentre, le macchie sul retro, presenti sempre a causa dalla stessa ferita, sono totalmente irrealistiche per un uomo in posizione supina. La simulazione del sanguinamento dalle ferite, insomma, ha prodotto risultati ‘non chiari’. Ma siamo sicuri di poter parlare ancora di mistero? Ne abbiamo parlato con Matteo Borrini.

Lo studio quando e come è stato condotto? Su quali elementi della Sindone avete lavorato Quale il ruolo del dottor Garlaschelli, noto nel mondo della sindonologia?

Il primo studio è stato presentato all’Accademia Americana di Scienze Forensi a Orlando nel 2015 ed il secondo, nel 2016 a Las Vegas. Inizialmente, ci siamo occupati di studiare il sanguinamento di un uomo appeso alla croce, focalizzandoci, in primo luogo, sugli avambracci ed in secondo luogo, su polsi e torace. Il dott. Garlaschelli è stato parte integrante dello studio; è stato anche la persona su cui ho eseguito i test. Ha fatto in cieco le misurazioni degli angoli per ridurre il rischio di errori, poiché, all’interno di uno studio scientifico, è sempre importante fare dei test fra osservatori.

Lo studio aveva come scopo quello di verificare la compatibilità delle macchie presenti sulla Sindone con quelle prodotte da un corpo crocifisso, è corretto? Ci può precisare meglio i termini della ricerca?

Dopo aver capito che era possibile ricostruire il sanguinamento di un uomo sulla croce, abbiamo iniziato a studiare l’eventuale compatibilità del sanguinamento sul telo sindonico. Il tutto è stato comparato con fotografie ad altissima risoluzione della Sindone. Abbiamo ottenuto dei risultati: effettivamente, il sanguinamento sulle braccia si è dimostrato compatibile con una crocifissione con le braccia elevate verso l’alto in una specie di Y. Questa era una posizione realistica. Dopo di che, abbiamo studiato il resto delle macchie per vedere se c’era concordanza o meno con quello che avevamo scoperto; lì, abbiamo notato una non compatibilità tra 
le varie macchie e una discordanza interna. 

Ci può precisare quali sarebbero le macchie sicuramente non compatibili?

Con la ricostruzione del sanguinamento sulle braccia, possiamo dire che l’individuo si trovava con le mani in alto separate e in orizzontale; questo è compatibile con una croce il cui patibolo (bacio orizzontale) fosse relativamente corto. Non si spiega, però, il sanguinamento in direzioni diverse, ad esempio, sui polsi. Abbiamo, quindi, fatto uno studio specifico sul sanguinamento post mortem non trovando compatibilità con la posizione orizzontale del corpo staccato dalla croce e deposto nel sepolcro; il sangue fluisce in direzioni diverse, quindi, ne abbiamo dedotto che non fosse possibile che quel sanguinamento fosse avvenuto dopo la morte. Abbiamo anche accettato che il sanguinamento potesse essere avvenuto in due tempi e che, quindi, il sangue sui polsi sia colato dopo lo spostamento del corpo; ma, fatto questo esperimento, abbiamo notato che il sangue non fluisce nella stessa direzione, quindi, è una grossa incompatibilità. Ricapitolando, non può essere spiegato il sanguinamento né sui polsi né in posizione supina. La grossa incompatibilità la abbiamo, poi, quando parliamo del torace e del sanguinamento che sarebbe il risultato del colpo di lancia sul costato. Abbiamo riprodotto il sanguinamento su di un modello in posizione verticale e ciò che succede è che il sangue scorre verso il basso. La direzionalità del sanguinamento è simile a quello che si vede sulla sindone. Tuttavia, si vede anche un sanguinamento posteriore attraverso i lombi, la c.d. cintura di sangue. Questo è stato tradizionalmente interpretato come il risultato del sanguinamento post mortem, quando il corpo era stato messo nel sepolcro. Nel nostro esperimento con un corpo orizzontale il sangue non raggiunge mai la zona dei lombi, non forma mai la cintura orizzontale ma origina una grossa chiazza a livello della scapola, quindi, non solo non arriva mai ai lombi ma si ferma molto molto più in alto, a livello laterale dell’ascella. E li non va a formare una cintura, ma una grossa chiazza. C’è incompatibilità sia nella forma che nella posizione.

Cosa cambia dopo questo studio?

Il mondo scientifico ritiene la Sindone un artefatto medievale. Io ritengo che la comunità scientifica avesse già molti elementi per attestare la non autenticità della sindone, dopo aver fatto studi chimici ed aver analizzato i dati storici. Gli elementi per credere che sia un’opera d’arte e non altro, c’erano già. Credo che il ‘caso Sindone’ dovesse considerarsi già chiuso. La nostra ricerca aggiunge un elemento in più, certo, a sostegno di tutto questo. Da professore forense, ritengo che questo studio dimostri, così come altre mie pubblicazioni, che le scienze forensi possono essere anche applicate con successo su reperti archeologici e storici per gettare luce su aspetti interessanti della nostra storia. Credo che questo dimostri le potenzialità di un simile approccio multidisciplinare.

Lo studio, però, se lo si va a vedere (almeno nell’estratto a disposizione del pubblico) parla anche di elementi, invece, probanti se non altro la compatibilità, per esempio, sul dorso della mano sinistra e sul lato frontale del torace. Altresì, molti gli elementi sui quali il lavoro in laboratorio ha prodotto ‘risultati non chiari’, come si legge su ‘Journal of Forensic Sciences’. Facendo la tara, sono più gli elementi che depongono per la compatibilità o quelli che depongono per la incompatibilità?

Questo è un po’ il nostro modo di esprimerci, come scienziati forensi, parlare di compatibilità e di incompatibilità. Ritengo che le macchie della Sindone si contraddicano tra loro e, quindi, non siano compatibili tra loro. Questo significa che sono irrealistiche, artefatte. Possiamo parlare di elementi che sono tra loro concordanti verso la ‘non realtà’. La sentenza è unica. Siccome parte delle macchie contraddice l’altra parte, le macchie si contraddicono tra loro e, quindi, non possono che essere un artefatto. Così come in un’indagine forense, non bisogna puntare ad un singolo elemento, ma a diversi elementi che concorrono tra loro a ricostruire un evento che, in questo caso, risulta artificiale.

Se vi fosse la possibilità per gli scienziati di accedere alla Sindone, a suo avviso, quali studi sarebbe necessario fare?

Direi che molto è già stato fatto ma se volessimo fare qualcosa perché per sfatare ogni dubbio, si dovrebbe ripetere la datazione radiocarbonica. Ma non credo che qualcuno avrà mai più accesso al telo. Susciterebbe ulteriori polemiche ed, in fondo, ci sono già tutti gli elementi, come si dice in gergo tecnico, gravi precisi e concordanti.

Gran parte dei titoli di queste ore giocano sul sensazionalismo, che in fatto di Sindone scatta sul negativo, cioè, sulla non autenticità: ‘Sindone, una parte delle macchie di sangue è falsa’; ’Sindone, “parte delle macchie di sangue non può essere vera’; ‘Sindone, studio choc’; ‘Sacra Sindone, almeno metà delle macchie di sangue è falsa’. Questi titoli li trova fedeli? Sono rispondenti ai risultati della Sua ricerca?

Quando si parla di macchie ‘false’, il titolo non risponde alla verità; le macchie analizzate nel loro complesso lo sono. È sbagliato usare il termine ‘falsità’ perché il termine significa che qualcuno ha necessariamente fatto la sindone per ingannare il prossimo. Non credo che si debba necessariamente parlare di una cosa simile per il Medioevo, un’epoca in cui le reliquie avevano una funzione didascalica. Ritengo che sia corretto dire che le macchie sono artefatte, e di conseguenza che la sindone è un artefatto. 

La ricerca è volta a definire la compatibilità delle macchie, l’autenticità o la falsità di tali macchie? La non ‘compatibilità’ è sinonimo in questo caso di ‘falsità?

Lo studio è nato per analizzare cosa succede ad un condannato a morte in crocifissione dal punto di vista del sanguinamento, poi, ci siamo spostati alla comparazione con la Sindone. Infine ,abbiamo iniziato a parlare di compatibilità. Sarebbe forse più chiaro usare il termine ‘realismo’: queste non sono macchie, ma sono segni tracciati dalla mano dell’uomo. Se ci si chiede, le macchie sono compatibili con il sanguinamento di un uomo in croce, la risposta è no. E se si dice no, vuol dire che questo individuo non ha sanguinato sulla croce, né dopo. Sono macchie irrealistiche e sono artefatte. La Sindone è un quadro.

Se concludessimo che come sempre al termine di uno studio sulla Sindone anche in questo caso alla fine ciò che di davvero reale si deve concludere è che anche questa volta ci ritroviamo con in mano un pugno di mosche (risultati a favore e risultati contro e molti ‘risultati non chiari’ e che la Sindone resta un mistero sarebbe scorretto?

Siamo di fronte, secondo me, a qualcosa di più che chiaro già da molto tempo. Il mistero è risolto da molto tempo e questo studio non fa altro che confermarlo. Tuttavia, da cattolico, posso dire che la sindone, come una qualsiasi altra pittura, rappresenta per i cristiani il mistero della morte e risurrezione di Cristo. Questo è l’unico mistero.

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Nella faccenda della datazione del carbonio 14 c’era stato lo zampino della massoneria 
che voleva a tutti i costi dimostrare che la Sindone fosse di epoca medievale...

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sabato 19 dicembre 2015

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sabato 7 novembre 2015

2022 Immensa Esplosione Solare Colpirà la Terra



Come la Casa Bianca intende affrontare
 l'immensa esplosione solare che colpirà la Terra

La Casa Bianca si sta preparando ad affrontare un'eruzione solare che, come riporta il Washington 
Post, potrebbe mettere in ginocchio la civiltà così come la conosciamo. Un brillamento solare talmente intenso da disabilitare per mesi rete elettrica, cellulari e internet.

Gli scienziati della Nasa affermano che abbiamo il 12% delle probabilità di essere colpiti entro il 2022. Un evento simile è avvenuto nell'ormai non più "fatidico" 2012, quando una tempesta solare dello stesso tipo ha sfiorato il nostro pianeta, causando solo una minima perturbazione al campo magnetico terrestre. "Se ci avesse colpito - ha spiegato Daniel Baker, professore di fisica all'Università del Colorado - staremmo ancora raccogliendo i pezzi".

John P.Holdren, membro dell'ufficio di Scienza e Tecnologia del governo americano, ammette che le 
tempeste solari rappresentano una sfida significativa all'esistenza stessa della nostra civiltà, 
preoccupazione ribadita dal collega Bill Murtagh: "Dobbiamo assolutamente mettere in atto, a livello 
nazionale, un progetto che ci consenta di comprendere appieno il fenomeno, in ogni suo aspetto, così 
da poterlo affrontare. Il problema è reale, il pericolo è reale".

L'ultima violenta eruzione solare che ha colpito la Terra risale al 1859 - passato alla storia con il nome di "Evento di Carrington", dal nome dell'astronomo inglese che per primo studiò le macchie solari - la più potente in cinque secoli, e causò la distruzione di gran parte della linea telegrafica europea e statunitense. Quella tempesta produsse un'aurora boreale visibile a latitudini normalmente inusuali: in Giamacia, alle Hawaii, a Cuba e a Roma, avvenimento descritto in un articolo de "La Civiltà Cattolica" dell'epoca.

Nel mondo tecnologico di oggi, un simile evento avrebbe una risonanza decisamente maggiore. Il 
massiccio impulso elettromagnetico dovuto all'esplosione solare, infatti, sarebbe in grado di spazzare 
via le reti elettriche e smagnetizzare telefoni cellulari e carte di credito. Praticamente tutto ciò che 
utilizziamo oggigiorno. Secondo una ricerca condotta nel 2008 dalla National Academy of Sciences, il costo dei danni ammonterebbe a circa 2.6 trilioni di dollari, cifra 
che riguarderebbe solo il territorio degli Usa.

Il governo degli Stati Uniti - coadiuvato dal Dipartimento della Sicurezza Interna, dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) - è fermamente intenzionato ad assecondare i consigli degli scienziati e li sta supportando nel mettere a punto una strategia utile ad affrontare la prossima esplosione solare: un piano suddiviso in 6 step, che prevede di stabilire una scala accurata di misurazione di questi eventi, così come si fa con i terremoti. La vera preoccupazione, però, è che con la tecnologia attualmente a nostra disposizione, gli scienziati non siano nelle condizioni di poter avvisare e mettere in allarme i cittadini, in quanto riuscirebbero a captare il pericolo con un preavviso minimo compreso tra i 15 e i 60 minuti. Un arco di tempo troppo breve per garantire la salvezza di tutti. Una prima soluzione, a cui stanno già lavorando gli esperti, consiste nell'aggiornare i satelliti e creare nuovi sistemi di monitoraggio sulla Terra.
Per ammissione dello stesso governo americano, affinché si riesca effettivamente a creare un sistema 
di difesa, è necessario - punto 5 del piano - instaurare una collaborazione concreta tra gli stati 
nordamericani e del mondo.

I brillamenti solari di maggior effetto, come spiegato dagli scienziati, sono causati da masse di energia magnetica sulla superficie solare che rilasciano degli "scoppi" di radiazioni che viaggiano in tutto il sistema solare. La nostra stella ci inonda quotidianamente con il vento solare, un leggero flusso di particelle radioattive; i brillamenti e le eruzioni solari, invece, inviano quantità enormi di queste particelle, in una misura tale che il nostro campo magnetico non sarebbe mai in grado di assorbire. Questi eventi possono variare sia di intensità che di frequenza, ma quasi sempre viaggiano lontane dall'orbita del nostro pianeta. Stando alle statistiche, solo un'esplosione solare al secolo è in grado di minacciare la Terra.

Gli esperti americani invitano nel frattempo i cittadini a conservare dei kit di emergenza - con 
abbastanza cibo, acqua fresca e medicine - che possano bastare a sostentarci per almeno le prime 72 
ore dall'inizio della catastrofe. Alcuni preppers (quelli che già da tempo hanno iniziato ad accumulare scorte in attesa del "giorno del giudizio") hanno messo da parte viveri e medicinali per anni e investito i loro soldi in oro piuttosto che in titoli bancari. La prevenzione prima di tutto.

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martedì 23 giugno 2015

I Pianeti e il Nostro Sistema Solare


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sabato 4 gennaio 2014

Nuova scoperta: la super-terra con una temperatura di 230°


Nuova scoperta: ecco la super-terra con una temperatura di 230°
Nuova scoperta: il pianeta GJ 1214b grande 2.7 volte la Terra.

Ecco una nuova recente scoperta, usando l’Hubble Telescope e dopo ben 96 ore ed undici mesi di osservazioni gli scienziati hanno scoperto una nuova superterra. L’esopianeta si chiama GJ 1214b e ruota attorno ad una stella a circa 40 anni luce da noi. Una bella distanza. Questo pianeta però non è decisamente abitabile, è veramente troppo vicino alla “sua” nana rossa tanto che la temperatura può arrivare sino a 232° ed è avvolto da dense e compatte nubi che si trovano a livelli molto elevati nella sua atmosfera.

Come abbiamo detto è una superterra, perché è circa 2.7 volte grande il nostro Pianeta. I ricercatori però hanno ancora molti dubbi sull’esopianeta, infatti non sanno bene se quelle nubi sono permanenti oppure no e soprattutto non sanno di cosa sono composte. L’ipotesi più accreditata è che siano permanenti e costituite da polveri di cloruro di potassio e da solfito di zinco. Dunque potrebbe essere una sorta di piccolo Venere questo nuovo pianeta. Transita attorno alla sua stella ogni 38 giorni, il ché vi fa immaginare quanto possa essere vicina a questa. Le dimensioni di GJ 1214b in realtà non sono così grandi rispetto a quanto si possa pensare. Infatti si pensa che, gli esopianeti esistenti nello spazio, abbiano quasi tutti masse comprese fra quella della Terra e quella di Nettuno.

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domenica 16 giugno 2013

sperma umano



Per lo sperma umano
è l'inverno la stagione degli amori

È arrivata la primavera, ma secondo una nuova ricerca gli spermatozoi sono più numerosi e vitali durante la stagione invernale

di Stefan Sirucek


I ricercatori dell’università israeliana Ben-Gurion, dopo aver analizzato 6455 campioni di liquido seminale, hanno scoperto che sia il numero di spermatozoi che la loro motilità - cioè la capacità di muoversi spontaneamente - raggiungono l’apice in inverno, mentre diminuiscono in modo significativo tra l’inizio della primavera e l’autunno. Secondo lo studio, pubblicato sul Journal of Obstetrics & Gynecology, anche la struttura fisica degli spermatozoi appare più sana nei mesi invernali.

“Lo scopo della nostra ricerca era di esplorare la possibilità che la qualità dello sperma fosse in qualche modo legata ai cambi stagionali, un fenomeno ben conosciuto nel mondo animale”, ha spiegato Eliahu Levitas, autore dello studio.

La stagione calda è nemica dello sperma?

È possibile, infatti, che la temperatura svolga un ruolo attivo nella salute degli spermatozoi, visto che è stato dimostrato che i cambiamenti di luce possono provocare delle variazioni nello sperma di alcuni animali.

Per esempio, “ha senso notare delle differenze stagionali nella produzione di sperma, visto che sappiamo che
quando fa troppo caldo i testicoli lavorano in modo meno efficiente”, ha commentato Allan Pacey, professore di andrologia dell’Università di Sheffield che non ha partecipato alla ricerca.

Nonostante ciò, spiega Levitas, “le vere ragioni di questa ridotta fertilità maschile, a mio parere, restano in gran parte un mistero. Stiamo ancora cercando i fattori determinanti di queste variazioni che colpiscono anche la popolazione maschile fertile”.

Il boom delle nascite autunnali

I risultati dello studio offrono comunque una possibile spiegazione per gli andamenti stagionali delle nascite suggerendo che l’alto tasso di natalità autunnale, un fenomeno ben documentato, potrebbe essere legato a variazioni stagionali nella qualità dello sperma.

I ricercatori, incrociando i loro risultati con i dati sulle nascite raccolti per cinque anni dall’ospedale israeliano Soroka, hanno scoperto che la natalità è maggiore in autunno: un riflesso evidente di un aumento dei concepimenti nei precedenti inverni.

“Siamo stati in grado di dimostrare la connessione tra l'aumento della qualità dello sperma e il conseguente aumento dei parti nei nove mesi successivi”, ha detto Levitas.

Il concepimento ideale

Anche se i risultati sono di grande interesse per le coppie che cercano di avere un figlio, ciò non significa che non debbano provarci comunque il più spesso possibile e durante tutto l’anno.

“Sarebbe inopportuno suggerire alle coppie di cercare di concepire solo in certe stagioni, anche perché l’importante è che le coppie abbiano regolari rapporti sessuali per tutto l'anno”


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giovedì 24 gennaio 2013

Le dimensioni del pene contano





Le dimensioni del pene contano

Essere superdotati aiuta. Almeno i mammiferi che vivono solitari al freddo. Per sfruttare al meglio le poche occasioni di accoppiamento, meglio avere un organo sessuale all'altezza.

Le dimensioni del pene contano
Essere superdotati aiuta. Almeno i mammiferi che vivono

solitari al freddo. Per sfruttare al meglio le poche occasioni di accoppiamento, meglio avere un organo sessuale all'altezza.
Uno studio su 122 specie di mammiferi ha confermato quanto i maschi da tempo sospettavano: un pene lungo è fondamentale per avere successo con le donne. Certo - spiegano Steven Ferguson e Serge Larivière, i due ricercatori canadesi che hanno condotto lo studio - il vantaggio di essere superdotati dipende dall'ambiente. Gli animali che vivono ad alte altitudini sembrano essere privilegiati da un pene lungo, rispetto a quelle che vivono in climi più ospitali.
I due ricercatori sono andati a misurare un osso interno al pene, il baculum, presente in alcuni mammiferi (ma non nell'uomo), cercando di capire se la sua lunghezza fosse in qualche modo legata ad altri fattori, come per esempio il clima e la temperatura dei rispettivi habitat. Hanno scoperto che i mammiferi che vivono a latitudini polari hanno un baculum proporzionalmente più lungo di quelli che vivono ai tropici.
C'è chi mostra i muscoli… Il motivo di tale differenza sembra essere il modo con cui gli animali si corteggiano. I ricercatori citano due casi. L'elefante marino (Mirounga leonina) che vive in grandi colonie a latitudini basse e miti, ha un baculum molto corto rispetto ad altri mammiferi della stessa stazza. I maschi della specie sono soliti combattere tra loro per conquistarsi le femmine. Un corpo massiccio, piuttosto che un pene superdotato, sembra essere la caratteristica vincente. I trichechi (Odobenus), invece, vivono a latitudini più fredde, pesano di meno (1700 kg rispetto a 2300), ma hanno un baculum che raggiunge i 60 centimetri, il più lungo tra i mammiferi in termini relativi e assoluti.
… e chi mostra il pene. La ragione è che i trichechi vivono da soli, in zone inospitali e raramente entrano in contatto tra loro. Le possibilità di accoppiamento sono più rare e i maschi meglio dotati sono avvantaggiati nel fecondare le femmine. In questo caso grazie a un organo sessuale più lungo, capace di far raggiungere meglio lo sperma all'ovulo.


NON SERVE UN PENE GRANDE PER SODDISFARE UNA DONNA



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SUI COLORI ED
IL LORO SIGNIFICATO

http://www.mundimago.org/colori.html

Colori e segni dello zodiaco

 Ogni colore assume un suo specifico significato collegato alla personalità delle persone
 I colori aiutano a definire e a dare forma alle nostre vite, alle nostre abitudini,
 ai nostri valori ed ai nostri sentimenti. 

I colori con i quali più ci identifichiamo ci aiutano 
a comprendere le nostre sensazioni ed emozioni interne.

Quello dei colori è un linguaggio silenzioso e conoscere il significato del colore associato al nostro segno zodiacale può facilitare la comprensione di molte delle cose che ci accadono e le nostre reazioni davanti ad esse.

Se non sai qual’ è il colore associato al tuo segno, utilizza queste informazioni per verificarlo.

Il significato del colore rosso


Il rosso simbolizza il potere,,,

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 Ecco la Pagina dei PIANETI 

del Nostro Sistema Solare 




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IMAGO 

Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

 Pagina delle IMAGO 

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Le 12 costellazioni dello Zodiaco, che si trovano lungo l'eclittica, 
e vengono quindi percorse dal Sole nel suo moto apparente sulla volta celeste durante l'anno ...QUI - http://www.mundimago.org/costellazioni.html



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La scienza e il punto G


Il punto nodale: il punto G
Oggi si sa che l’anatomia femminile è estremamente variabile. Nelle prime settimane di vita fetale bimbi e bimbe sono uguali. Poi si differenziano.
I maschi da adulti avranno un utero interno atrofizzato, le femmine organi maschili più o meno atrofizzati: una ghiandola prostatica, vasi sanguigni come nel corpo cavernoso del pene, nervi dedicati al piacere e muscoli che si contraggono quando questa zona viene stimolata.
 Residuo. Il punto G, che è residuo di questi annessi, fu scoperto nel 1950 da un ginecologo tedesco, ­Ernst Gräfenberg: un’area della parte anteriore della vagina, a 1,5-4 cm di profondità, che, opportunamente stimolata, sarebbe la responsabile degli orgasmi “vaginali”. Emanuele Jannini, ordinario di endocrinologia e sessuologia medica all’Università de l’Aquila, ne ha documentato la presenza nel 20% delle donne cui è stata fatta l’autopsia, e ha documentato con l’ecografia la differenza fra le donne con e senza punto G.

leggi tutto http://cipiri8.blogspot.it/2013/01/trovato-il-punto-g.html

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mercoledì 17 ottobre 2012

RADIO POPOLARE


Radio Popolare ha trentasei anni. E se oggi siamo ancora qui lo dobbiamo a quanti in questi anni hanno fatto la scelta di sostenerci, di fare la radio con noi, di credere in un altro modo di fare informazione, cultura e – perché no – intrattenimento.
Ecco a cosa serve l'abbonamento: a costruire insieme qualcosa che altrove non c'è, un bene comune, una radio libera e indipendente.

Fin dal 1976 Radio Popolare vuol dire informazione libera e comunicazione indipendente, perché autonoma da entità editoriali e politiche. Radio Popolare è controllata dalla Cooperativa dei lavoratori e dei collaboratori, nonché da un diffuso azionariato popolare: sono le componenti principali di Errepi S.p.A. la società per azioni che edita dal 1990 Radio Popolare. Dal 1992 è collegata in network con altre radio italiane e dal 2001 il segnale di Radio Popolare si può ascoltare in tutta Europa e parte dell’Africa e del Medio Oriente attraverso il satellite. 

La storia di (e attraverso)
Radio Popolare

1975La vigilia di Natale viene registrata al tribunale di Milano la testata Radio Popolare.
1976 Si forma la Cooperativa di Radio Popolare, fondata da rappresentanti di varie forze politiche e sindacali della sinistra (Fim, Fiom, Uil, sinistra Psi, Lc, Mls poi Pdup, Ao ed altri). I redattori ne sono soci. Gli ascoltatori lo diventano acquistando una tessera. La radio comincia a trasmettere sulle frequenze di Radio Milano Centrale di cui assorbe una parte dei redattori. La sede è in corso Buenos Aires. Lo studio di trasmissione viene chiamato "metrocubo". Il progetto è di Piero Scaramucci, che assume la direzione della radio. Il 7 dicembre Radio Popolare diventa famosa con la radiocronaca della contestazione e degli incidenti in occasione della prima della Scala: quindici redattori chiamano in continuazione dai telefoni pubblici; Camilla Cederna (in incognito) fa la cronaca dall'interno del teatro. Per la morte di Mao Rp manda in onda una corrispondenza dalla Cina di Edoarda Masi.
1977
Si struttura il palinsesto: dieci notiziari al giorno, la rubrica sindacale verso sera, il microfono aperto al mattino, le notturne in diretta con giochi di autocoscienza. Sull'onda del movimento giovanile e studentesco prende vita la "Rubrica giovani". Censurato dalla Rai, Dario Fo risponde agli ascoltatori in collegamento artigianale con decine di radio di tutta Italia. "Nascono" Gino e Michele con "Passati col rosso". Le donne di Rp organizzano una grande festa al Palalido dove verranno amplificate le corrispondenze degli incidenti di Roma e Bologna. In autunno trasloco nella palazzina di via Pasteur. Scaramucci torna in Rai, nuovo direttore è Nini Briglia.
1978
Telefonano i fascisti in una notturna sulla violenza dopo l'uccisione di due missini a Roma. Si apre un grande dibattito nella sinistra: si devono lasciar parlare i fascisti? In marzo la radio è il punto di riferimento per la grande risposta popolare all'assassinio di Fausto e Iaio, due ragazzi del Leoncavallo.
1979
Briglia lascia Rp per la carta stampata, inizia la direzione di Biagio Longo. L'8 aprile Antonio Stella inaugura "Le testate degli altri", la rassegna stampa: per mesi pagherà i giornali di tasca propria. Cronache dalle fabbriche in lotta contro i licenziamenti tra cui l'appassionata diretta dell'assemblea Unidal.
CONTINUA QUI http://www.radiopopolare.it/chisiamo/storia/


Radio Popolare e' ascoltabile in streaming
e con un decoder digitale Eutelsat Hot Bird 4, a 13° Est.Polarizzazione verticale Frequenza 12.111 MHz.

DIRETTA http://www.radiopopolare.it/poplive/diretta/

 Siamo da sempre convinti che sia diritto inalienabile della persona comunicare ed essere informati. Diritto sempre più difficile da esercitare. Ma noi insistiamo: con il nostro lavoro quotidiano, insieme alle radio di Popolare Network, puntiamo a promuovere nuove fonti di informazione, la partecipazione attiva del pubblico, la costruzione di una comunicazione non mercificata e la cooperazione con chiunque persegua questi stessi fini.
Buon ascolto.

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martedì 2 ottobre 2012

La Terra si spezza



La Terra si spezza (sotto l'Oceano Indiano)

Lo scorso 11 aprile due terremoti di magnitudo 8,7 e 8,2 hanno scosso l'Oceano Indiano. A provocarli una rottura nel mezzo della placca indo-australiana, che si sta spezzando in due


di Caterina Visco



Al largo dell'Oceano Indiano la crosta terrestre si sta letteralmente spezzando. Ad annunciarlo fragorosamente è stata, sostengono tre studi pubblicati su Nature, la coppia di terremoti di magnitudo rispettivamente 8,7 e 8,2, che l' 11 aprile 2012 hanno scosso questa parte del pianeta. Secondo i tre paper infatti, sotto l'Oceano Indiano la placca indo-austrialiana si starebbe spezzando in due placche più piccole, o addirittura in tre, e le scosse sarebbero state causate proprio dalla tensione accumulata in questo processo di formazione di un nuovo confine.

È dagli anni '80 che i sismologi sostengono che la questa parte della crosta terrestre si sarebbe potuta rompere. Stando alle principali teorie della tettonica a zolle, la placca indo-australiana ha cominciato a deformarsi internamente circa  50  milioni di anni fa, e occorreranno altri milioni di anni e migliaia di terremoti di grande intensità prima che questo processo arrivi a compimento. Secondo il primo dei tre studi, coordinato da Matthias Delescluse, un geofisico dell' Ecole Normale Supérieure di Parigi, alla base della rottura vi sarebbe  la tensione accumulata dai movimenti della placca verso nord, dove si scontra con la placca eurasiatica.

A questa tensione, spiegano gli scienziati nel loro lavoro, si aggiunge poi quella dovuta alle tensioni e rotture sul margine orientale della placca. Infatti, esaminando i cambiamenti nello stato di tensione immediatamente precedenti ai due eventi del 2012, Delescluse e la sua équipe hanno scoperto ad aver acceso la miccia della loro esplosione essere state proprio le conseguenze di altri due terremoti avvenuti lungo questo confine orientale. Il primo è quello di magnitudo 9,1 responsabile dello tsunami che il 26 dicembre 2004 si è abbattuto sull'isola di Sumatra, portando alla morte di oltre 228mila persone; l'altro è un terremoto di minore intensità del 2005. 

Nel secondo studio, i ricercatori guidati da Thorne Lay della University of Santa Cruz in California,  hanno invece esaminato più profondamente la dinamica degli eventi dell'11 aprile, scoprendo che la prima scossa ha interessato ben quattro diverse faglie. Secondo il lavoro del team di Lay, questo terremoto si potrebbe suddividere infatti in quattro scosse più piccole, di magnitudo 8,5, 7,9, 8,3 e 7,8, durate in tutto due minuti. Queste avrebbero provocato la rottura di tre faglie perpendicolari tra loro e in una quarta perpendicolare a esse. Una quinta faglia sarebbe stata invece coinvolta nel secondo dei due terremoti.

Questo interessamento multifaglia si è riflesso, mostra lo studio, nel pattern di faglia emerso dopo le scosse, uno dei complessi mai studiati. I pattern di faglia sono quegli insiemi di linee di faglia che possono essere tracciate sulla superficie terrestre dopo un terremoto, come delle cicatrici che restano sulla pelle a lungo dopo una ferita. Solitamente la maggior parte dei terremoti si propagano lungo una sola faglia, e non quattro o anche più come in questo caso in cui, tra l'altro, una delle faglie è scivolata per almeno una ventina di metri.

Il terzo studio ha infine preso in considerazione gli strascichi di questi tremori giganti, rivelando che per ben sei giorni dopo i due terremoti, altre scosse di magnitudo 5,5 e oltre hanno avuto luogo in diverse parti del pianeta. “ Le scosse di assestamento sono di solito circoscritte alle immediate vicinanze dell'evento principale”, spiega il primo autore dello studio Fred Pollitz geofisico dello   US Geological Survey a Menlo Park, California. 

Solitamente, poi, spiegano i ricercatori, i terremoti più violenti sono quelli cosiddetti strike-up, quelli in cui due faglie si scontrano e una slitta sotto l'altra. Quelli in cui due faglie scorrono una accanto all'altro si chiamano strike-slip. Quello di magnitudo 8,7 della scorsa primavera è probabilmente il più intenso terremoto di questo tipo mai registrato da quando si usano i moderni sismografi, è stato avvertito in tutta l'area compresa tra India e Australia, toccando anche il sud e il sud-est asiatico. Quasi sicuramente è anche il più forte registrato all'interno di una placca e non ai suoi margini.  La sua natura strike-slip fortunatamente ha impedito che si generassero grandi tsunami come quello del 2004.



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giovedì 20 settembre 2012

Vietato guarire con il metodo Di Bella

Vietato guarire

Sette anni fa guarisce dal cancro, oggi i giudici decidono che deve restituire i soldi delle terapie: 41 mila 178 euro. Perchè la sua malattia ”non si poteva curare” come ha fatto lei e cioè con il metodo Di Bella.

Bar

bara Bartorelli, quarantenne bolognese, scopre undici anni fa di avere un linfoma di Hodgkin. Si affida alle cure tradizionali, affronta quattro cicli di chemioterapia ma, dopo pochi mesi, la malattia ritorna più aggressiva.

I medici le prospettano la soluzione del trapianto senza però garantirle la guarigione. La donna non vuole rischiare, non se la sente di “farsi ridurre a zero le difese immunitarie e di assumere grandi quantità di antibiotici”, decide di provare con il metodo Di Bella. Dopo pochi mesi migliora. E, piano piano, quei i benefici diventano stabili.

Per pagarsi la terapia, sui duemila euro al mese, chiede soldi ad amici e a parenti e c’è è anche chi, per racimolare la cifra, organizza per lei tornei di calcio. Passano altri mesi e, d’accordo con gli avvocati, Lorenzo Tomassini e Luca Labanti, Barbara fa causa alla Asl per ottenere il rimborso.

Due le pronunce a lei favorevoli, un decreto d’urgenza nel 2004 e una sentenza di merito nel 2006. I giudici constatano – grazie anche alle perizie di oncologici incaricati dai magistrati – che Barbara è guarita e che non ha un reddito tale da permetterle di pagarsi le cure. La Asl però impugna la decisione. E sei anni dopo, ossia a fine agosto di quest’anno, arriva il verdetto della corte d’appello.

Barbara non avrebbe potuto fare quella cura, perché, recita la sentenza ” una sperimentazione ministeriale stabilì che era inefficace”. Non solo. Poche righe più sotto si legge che ” la malattia di Barbara non era fra quelle oggetto di sperimentazione nel 1998″ ( infatti, non venne testato il suo linfoma, ma un altro, il non Hodgkin).

Non è finita. I tre magistrati, autori della sentenza d’appello, dichiarano che i loro colleghi non avrebbero dovuto affidarsi a esperti, a medici incaricati di esaminare le cartelle cliniche della paziente, visto che nel 1998 la sperimentazione ministeriale stabilì che la terapia Di Bella non era valida.

Testuale: ”All’autorità giudiziaria non compete di accertare, mediante l’ammissione di una consulenza tecnica di uffici, l’efficacia terapeutica del trattamento del prof Di Bella, in relazione alla patologia tumorale in coerenza con il principio dell’ordinamento secondo cui la legge ha attribuito ad appositi organi tecnici il potere di effettuare la sperimentazione…“.

L’avvocato Lorenzo Tomassini è stupefatto: “E’ assurdo, come si può stabilire per legge che è vietato indagare? Oserei dire: vietato guarire. Alla base del diritto civile c’è la possibilità di emettere provvedimenti d’urgenza per tutelare i casi limite. Lo stesso diritto civile prevede che si guardi all’obbiettività della situazione, la signora Bartorelli è guarita. Ha ottenuto un indubbio beneficio da quella terapia, invece non sappiamo quali risultati avrebbe avuto con un trapianto… com’è possibile che un giudice non si curi del fatto che un malato di tumore è guarito? Il diritto alla salute è sacro e inviolabile”.

E il diritto alla libertà di cura? Barbara Bartorelli annuncia un prossimo ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo: ”Perchè dobbiamo accettare che lo Stato sia tutore della nostra salute? Perchè la commissione del farmaco deve decidere come si deve curare un malato ? Se le terapie non funzionano, il nostro Stato - lo stesso che si interroga sull’opportunità del testamento biologico – ci lascia morire. E che colpa avrei io? Di non aver accettato di andare all’altro mondo a 32 anni? Chiedo la libertà di rivolgermi al medico che scelgo e che sia lui a decidere cosa è meglio per me, non un prontuario stabilito da una azienda farmaceutica!”

http://cipiri7.blogspot.it/2012/08/la-di-bella-e-efficace-nella-cura-di.html

LEGGI ANCHE http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_Di_Bella

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