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martedì 9 aprile 2019

Prima Vera Foto di un Buco Nero

Prima Vera Foto di un Buco Nero


Il 10 aprile atteso annuncio rivoluzionario

Dopo due anni trascorsi a elaborare un’immensa mole di dati sul buco nero supermassiccio Sagittarius A*, gli scienziati del progetto Event Horizon Telescope sono pronti per un annuncio definito “rivoluzionario”. Il 10 aprile, infatti, assieme ai membri della Commissione Europea e del Consiglio Europeo della Ricerca terranno una conferenza stampa nella quale, con altissima probabilità, verrà mostrata la prima, storica immagine di un buco nero.

La prima fotografia di un buco nero verrà mostrata al mondo con altissima probabilità alle 15:00 di mercoledì 10 aprile, quando la Commissione Europea, il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) e i ricercatori del progetto EHT (Event Horizon Telescope) terranno una conferenza stampa per presentare un “risultato rivoluzionario” ottenuto dagli scienziati. Poiché il progetto internazionale Event Horizon Telescope è nato con l’obiettivo di analizzare e fotografare per la prima volta Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio sito al centro della Via Lattea (la nostra galassia), e poiché sono passati due anni dalla raccolta dell’immensa mole di dati per ottenere la storica immagine, non ci sono quasi dubbi sul fatto che finalmente, tra pochi giorni, potremo ammirare per la prima volta il vero aspetto di un buco nero.

Orizzonte degli eventi. I voracissimi buchi neri, che non lasciano sfuggire qualunque tipo di radiazione elettromagnetica, sono tecnicamente invisibili ai nostri strumenti, siano essi sensibili ai raggi X, alla luce visibile (ottici), agli infrarossi o di altro tipo. Ecco perché fino ad oggi non ne abbiamo mai visto uno. Ma allora come hanno fatto gli ambiziosi scienziati dell'Event Horizon Telescope a tentare la storica impresa? Tutto ruota attorno al concetto di “orizzonte degli eventi”. I buchi neri sono circondati da una sorta di “aura”, superata la quale non è possibile tornare indietro; si verrebbe irrimediabilmente risucchiati dal cuore di tenebra. Anche la luce non può sfuggire all'attrazione gravitazionale del buco nero, una volta superato il confine dell'orizzonte degli eventi. Si tratta di uno dei luoghi più turbolenti dell'Universo, dove vorticano miscele di gas e polveri mentre il buco nero continua a divorare materia, stelle comprese, la cui luce rappresenta un ulteriore ostacolo nell'osservazione dei misteriosi cuori di tenebra. È proprio questo confine che dovremmo riuscire a vedere nell'immagine dell'ETH. Il risultato non dovrebbe essere troppo dissimile dalla rappresentazione del buco nero Gargantua in Interstellar, cioè una sfera nera circondata da un anello luminoso di materia. A causa dell'effetto doppler, tuttavia, dovremmo riuscire a vedere solo una mezzaluna luminosa e non un anello completo.

Scatto storico. Per provare a immortalare Sagittarius A*, che ha una massa 4 milioni di volte quella del Sole e che dista 25mila anni luce dalla Terra, gli scienziati hanno usato una rete globale di strumenti, otto potentissimi radiotelescopi come il South Pole Telescope, l'ALMA in Cile e il James Clerk Maxwell alle Hawaii. Ad aprile 2017 si è conclusa la raccolta di ben 10 Petabyte di dati salvati in oltre mille hard disk, che in questi due anni sono stati accuratamente elaborati dagli scienziati per ottenere lo scatto che, se tutto è andato come previsto, dovremo ammirare mercoledì 10 aprile. Non resta che attendere i giorni che ci separano dall'annuncio già definito rivoluzionario: potrà essere seguito anche in diretta streaming su youtube sulla pagina della Commissione Europea.


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sabato 23 febbraio 2019

Luna piena, ecco lo spettacolo della Superluna il19-02-2019

Il nostro satellite in versione gigante,   ecco perché lo vediamo più grande e più luminoso

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19 febbraio 2019 - E' arrivata, puntuale come previsto: la Superluna dà spettacolo nei cieli d'Europa. Così vicina alla Terra non si era mai presentata. Ma perché una luna piena così grande? Perché nella notte tra il 19 e il 20 febbraio, il satellite si trova 'solo' a 356.761 chilometri dal nostro pianeta, 30mila in meno del solito: in termini tecnici si dice che è nel perigeo, cioè nel punto di minima distanza dalla Terra. All'occhio risulta un diametro del 14% più grande rispetto a quando l'astro si trova nel punto più lontano e una luminosità maggiore del 30%. Se ve la siete persa per colpa di impegni o di qualche nuvola di troppo,
ecco una carrellata di foto che arrivano da tutta Europa e oltre.


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mercoledì 13 febbraio 2019

Scuola, addio allo studio della storia e dell’arte

Scuola, addio allo studio della storia e dell’arte


 ecco perché siamo
 un Paese senza futuro


Dalla riforma che ha investito lo studio della storia dell’arte nei licei e negli istituti tecnici e professionali alla recente decisione di eliminare la traccia di storia dalle tipologie del tema dell’esame di maturità, il nostro è un Paese che attraverso la scuola sta dicendo addio al proprio futuro.

Nelle ultime settimane la scuola italiana è tornata a far parlare di sé, e per motivi ancora una volta preoccupanti: a scatenare le proteste e la reazione di studiosi ed esperti del settore è stata la scelta della Commissione presieduta da Luca Serianni di eliminare la traccia di Storia dall'esame di maturità. Una proposta che si aggiunge alla lunga lista di cambiamenti e riforme che hanno riguardato la scuola italiana negli ultimi otto anni, in cui spiccava già il triste trattamento che una disciplina come la Storia dell’Arte stava subendo: quella di Serianni è solo l’ultima di una lunga serie di scelte che ci trasformeranno in un Paese incapace di guardare al passato e dunque, senza futuro. Ecco perché.

I cambiamenti, in breve
Ma cosa è cambiato davvero nelle scuole italiane? Per quanto riguarda le discipline storico-artistiche il discorso è lungo e complesso, e nasce più o meno all'epoca della riforma Gelmini del 2010: da allora, le ore dedicate alla Storia dell’arte sono state drasticamente diminuite (ma non eliminate del tutto) sia nei licei sia negli istituti tecnici e professionali, in ottica di un’ottimizzazione del monte ore e delle risorse già esigue della scuola.

Per l’insegnamento della Storia il discorso è diverso: la materia continuerà, per fortuna, ad essere insegnata e studiata sia nei licei che negli istituti tecnici e professionali, ma il grande traguardo dell’esame di maturità subirà in questo senso una drastica modificazione. Niente più traccia storica fra le tipologie previste per il tema. Ci si chiede ora se una decisione di questo genere modificherà l’approccio allo studio di una disciplina che, scomparendo dalla “lista” di competenze e saperi richiesti ad un maturando, molto probabilmente verrà sempre di più sottovalutata.

Senza storia non abbiamo futuro: ecco perché
La maggior parte dei giovani, alla fine del secolo, è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni tipo di rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. (…)


Il lavoro degli storici, il cui compito è ricordare ciò che altri dimenticano, è ancora più essenziale ora di quanto mai lo sia stato nei secoli scorsi.

Nel suo lavoro più conosciuto Eric Hobsbawm parlava così. Erano gli anni Novanta, e si iniziava a fare i conti con quel “Secolo breve” che stava cambiando radicalmente, secondo lo storico, il modo in cui l’uomo si relazionava al progresso e al proprio futuro. La necessità palesata da Hobsbawm è oggi passata sotto silenzio: scegliere di privare i giovani degli strumenti essenziali di lettura della realtà storica vuol dire privarli della possibilità di scegliere e determinare il loro futuro.

Perché questo vuol dire sostanzialmente studiare la storia o la storia dell’arte: acquisire la capacità di leggere i fatti, gli accadimenti o, nel caso della storia dell’arte, i linguaggi creativi, in modo razionale e approfondito in modo da poter sviluppare una coscienza individuale, collettiva, civile, e politica. E anche l’Arte, forse soprattutto l’arte, in questo senso, è vitale: essa non è mai stata fine a sé stessa, e le grandi esperienze del Rinascimento ci hanno insegnato come un quadro o un dipinto possa nascondere molta più realtà e politica di quanto pensiamo.

L’arte ha linguaggi e regole ben precise che, se approfondite, permettono di decifrare messaggi che altrimenti resterebbero nascosti: questa capacità, in un’epoca in cui tutto è immagine e comunicazione visiva, è indispensabile. Senza lo studio approfondito di Raffaello o Caravaggio è impossibile comprendere qualcosa della Street Art che tanto piace ai più giovani, ma ancor di più di quello che ci circonda nella vita quotidiana. Allo stesso tempo la storia, che già per Cicerone era “magistra vitae”, non costituisce una semplice raccolta di fatti, date o nomi noiosissimi da imparare: è così che oggi viene insegnata, semmai, perché manca effettivamente il tempo di approfondirne il reale significato. La storia è il presente che in qualche modo è già stato sperimentato, analizzato e vissuto: senza di esso, siamo come ciechi senza una guida.


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martedì 12 febbraio 2019

San Valentino, arriva la Cometa degli Innamorati

San Valentino, arriva la Cometa degli Innamorati

Il nome in codice è per adepti, C/2018Y. L’appellativo deriva dall’astronomo amatoriale giapponese che l’ha scoperta l’anno scorso, Masayuki Iwamoto. Per tutti, però, è la Cometa di San Valentino, astro luminoso che tra oggi e domani incrocerà l’orbita della Terra a circa 45 milioni di chilometri di distanza, il suo punto più vicino (perigeo).

San Valentino, arriva la Cometa degli Innamorati

«Apparirà come un soffice batuffolo» così l’ha descritta, non senza un punta di scientifico romanticismo, l’astrofisico Gianluca Masi del sito Virtual Telescope. Qui sarà possibile seguire in diretta streaming, a partire dalle 22 di domani, il passaggio della Cometa di San Valentino in tutto il suo splendore (nell’emisfero boreale ha fatto capolino già il 6 febbraio, allora era alla minima distanza dal Sole). Gli innamorati avranno una occasione unica: la cometa Iwamoto compie un’orbita intorno al Sole ogni 1371 anni. Dalla Terra è stata vista, l’ultima volta, nel 648 dopo Cristo; il prossimo passaggio sarà dunque nel 3390. 

«La cometa è invisibile a occhio nudo, ma apprezzabile con un binocolo, a patto di essere lontani dall’inquinamento luminoso delle città» ha spiegato Masi. E andrà cercata nella costellazione del Leone. «Poi per qualche giorno la Luna ne disturberà la visione, prima di riconsegnare il palcoscenico alla Iwamoto la prossima settimana - conclude Masi - L’astro sarà comunque osservabile per tutto il mese di marzo. 
Anche se sempre più debole e sfuggente». 
Come certi amori.


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sabato 2 febbraio 2019

Odifreddi : Gli elettori hanno mandato al governo i loro simili

Gli elettori sono asini ignoranti e presuntuosi,   hanno mandato al governo i loro simili

“Gli elettori sono asini ignoranti e presuntuosi, 
hanno mandato al governo i loro simili”

"La scienza è un’impresa seria, che richiede abnegazione e sacrificio ed è riservata a pochi, mentre la maggioranza della gente pretende di poter dire la propria senza lo sforzo di studiare"

Fatti e non opinioni. Da sempre Piergiorgio Odifreddi, nella doppia veste di matematico e di divulgatore scientifico, si diverte a smascherare le millanterie delle pseudoscienze e le bugie raccontante da incantatori, astrologi e santoni di varia specie,
supportati spesso dalla complicità dei media.

“La vera religione è la matematica, il resto è superstizione. O, detto altrimenti, la religione è la matematica dei poveri di spirito”.

Con diversi saggi all’attivo, ultimo fra i quali Il dio della logica. Vita geniale di Kurt Gödel matematico della filosofia (Longanesi, 2018), Odifreddi rende accessibile a tutti, o almeno a coloro che ricercano e non si fermano ai dogmi della fede, il mondo complesso dei numeri.

Nonostante l’enorme progresso scientifico, il XXI sec. anziché celebrare il requiem alle credenze del passato, sembra, al contrario, aver dato vigore a vecchie e nuove superstizioni. No-vax, terrapiattisti e teorici del complotto di vario genere sono soltanto alcuni esempi dei fedeli della nuova religione dell’anti-intellettualismo. Cosa è andato storto Professore?

Nulla, credo: la scienza è un’impresa seria, che richiede abnegazione e sacrificio ed è riservata a pochi, mentre la maggioranza della gente pretende di poter dire la propria senza lo sforzo di studiare e senza la capacità di capire.

È sempre stato così, e infatti le superstizioni e le assurdità hanno sempre prosperato. Di diverso, oggi, c’è soltanto il fatto che i social media hanno reso evidente ciò che prima era sommerso.

Se prima ci si poteva illudere sulla qualità intellettuale della gente, oggi bisogna arrendersi all’evidenza che viviamo in un mondo di “asini ignoranti e presuntuosi”,
come diceva Giordano Bruno (che non a caso è finito sul rogo).

Di recente, Cristiano Ceresani, capogabinetto del Ministero per la Famiglia in quota Lega, ha affermato attraverso la televisione pubblica che la responsabilità del cambiamento climatico è da attribuire a Satana. Cosa pensa di questa affermazione?

Sono i vantaggi della democrazia. Come diceva Bertrand Russell, “un politico non è mai più stupido di coloro che l’hanno eletto”. E gli elettori sono in massima parte costituiti da quegli “asini ignoranti e presuntuosi” di cui abbiamo appena parlato.

Non possiamo dunque sorprenderci che essi eleggano i loro simili,
e che qualcuno degli eletti finisca al governo.

Fra le sue ultime pubblicazioni, vi è La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica (Rizzoli, 2018). Lei registra con argomenti convincenti le storture del sistema democratico. Qual è, a suo avviso, la più grande contraddizione del governo del démos?

La più grande contraddizione della democrazia è il fatto che essa si presenta come qualcosa di impossibile da realizzare. È una bellissima utopia, ma è come pretendere di avere un quadrato circolare: si possono avere quadrati, o cerchi, ma non entrambe le cose insieme.

E invece le caratteristiche della democrazia sono spesso incompatibili fra loro: il che è comodo, perché a seconda dei casi si può fare appello a una o all’altra, finendo per scontentare tutti nel tentativo di accontentarli.

A maggio ci saranno le elezioni europee. Lei non ha mai nascosto le sue riserve sulle forze populiste e ha criticato aspramente Renzi per aver realizzato politiche di destra in materia economica. Cosa ne pensa del nuovo Movimento per la democrazia in Europa lanciato da Varoufakis? Inoltre, teme che l’Europa possa essere travolta da un’ondata “nera”?

Purtroppo in democrazia contano i grandi numeri, e il Movimento di Varoufakis rischia di essere un partitino che soddisferà i pochi che lo votano per decenza, ma che non avrà nessuna influenza.

Quanto all’ondata “nera”, ormai non è più solo europea, ma mondiale, e i suoi leader si riconoscono e si coalizzano fra loro: Trump, Bolsonaro, Netanyahu, Orban e Salvini sembrano ormai far parte di un unico schieramento, che va ben oltre i confini europei.

La filosofia può essere un argine alla deriva della post-verità?

Temo di no, visto che lo stesso concetto di “post-verità” è filosofico. La verità riguarda i fatti, più che le opinioni, e la filosofia è più che altro una questione di opinioni:
i fatti sono di pertinenza della scienza.

So di essere in minoranza, su questo argomento, ma questo non significa che abbia torto: come diceva Labriola, “la verità non si mette ai voti”.

L’Italia, in quanto paese laico,
dovrebbe rivedere l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica?

Non credo che l’insegnamento della religione vada “rivisto”, ma abolito. Non si vede perché lo stato debba accollarsi il costo di un insegnamento impartito da professori che non debbono avere nessuna qualifica, a parte il benestare del vescovo,
e che li inquadri addirittura nell’organico in corsie preferenziali.

L’ora di religione è un anacronismo pre-risorgimentale, oltre che post-fascista, e uno stato degno di questo nome dovrebbe vergognarsi di permetterlo, anche se il nostro si vanta di tenerlo.

Papa Francesco gode molta popolarità anche fra i non credenti. Lei, però, ha affermato di avere maggiore stima di Ratzinger. Qual è il motivo di questa sua preferenza?

In parte credo che sia una questione di simpatie personali: ciascuno di noi è attratto da certi tipi di persone, e distratto da altri. Ratzinger era un teologo che faceva onestamente il proprio lavoro, e leggere i suoi libri (o almeno l’Introduzione al Cristianesimo, che è quello che conosco meglio) poteva essere interessante e piacevole, anche senza necessariamente condividerne il contenuto.

Bergoglio fa meno onestamente il proprio lavoro, nel senso che è un tipico gesuita, capace di “dire la verità mentendo”, o “mentire dicendo la verità”: infatti mi sembra che riesca a confondere (e, a volte, pure a menare per il naso) sia i fedeli che gli atei.

Lei ha dedicato una biografia al filosofo e logico Kurt Gödel, celebrato dalla rivista Time come “il matematico del secolo”. Quali ritiene siano state le applicazioni più importanti dei suoi lavori?

Una sicuramente ci ha cambiato la vita, ed è il computer. Anche se molti credono che sia un’invenzione di Steve Jobs o di Bill Gates, in realtà il computer è stato progettato da Alan Turing, che era un logico matematico: lo inventò nella sua tesi di laurea del 1936, che usava appunto i metodi sviluppati da Gödel cinque anni prima.

Anzi, la tesi di Turing era un tentativo di tradurre in termini meccanici, più comprensibili al profano, il teorema che Gödel aveva dimostrato in termini matematici.

Nel corso della sua vita ha conosciuto menti straordinarie come John Nash, Rita Levi Montalcini e James Dewey Watson, solo per citarne alcune.
C’è un incontro che ha particolarmente inciso su di lei?

Come diceva Smerdjakov nei Fratelli Karamazov, “fa sempre piacere fare quattro chiacchiere con una persona intelligente”. Ma parlare con persone come Nash o Watson non è solo un piacere, per quanto grande: può essere anche una lezione di vita.

L’esempio di Watson mi ha stimolato a dire ciò che penso, anche quando sarebbe forse più utile o più comodo lasciar perdere.

Se il Paradiso esistesse, la vita avrebbe più senso?

In realtà, la vita non ha senso né con il Paradiso, né senza, perché il senso non è una proprietà della vita, ma delle frasi del linguaggio. Purtroppo questa semplice osservazione logica, che farebbe piazza pulita di tutto l’esistenzialismo, viene spesso dimenticata, e di discorsi insensati sul senso della vita se fanno (troppo) spesso in molte parrocchie:
da quelle letterali, dei preti, a quelle metaforiche, dei filosofi.

Ma gli uni e gli altri saranno puniti andando all’Inferno, altro che in Paradiso!

Di Vincenzo Fiore

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martedì 1 gennaio 2019

Salute , Amore e Denaro nel 2019

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