lunedì 20 aprile 2009

Nanotecnologie e prospettive



Nanotecnologie, prospettive
dell'infinitamente piccolo


Da oggi al 29 maggio una mostra permetterà di esplorarle


ROVIGO
Cosa sono le nanotecnologie? Come possono trasformare la nostra vita? Quali le applicazioni già presenti nei prodotti di uso quotidiano? Quali sono i confini di queste nuove tecnologie e le implicazioni per l’etica e la società? Si tratta solo di vetri autopulenti, tessuti che non si stirano e vernici antigraffio o vi sono altri utilizzi ed applicazioni? Per rispondere a questi ed altri quesiti si terrà dal 20 aprile al 29 maggio 2009 a Rovigo, presso il Cen.Ser Spa - Padiglione C, la mostra divulgativa “Nanologie – prospettive dall’infinitamente piccolo”.

Gli obiettivi dell’esposizione sono duplici: da un lato l’exhibit si propone di fornire elementi che permettano al pubblico di ottenere informazioni sul tema delle nanotecnologie; dall’altro, attraverso l’impiego di strumenti innovativi di comunicazione scientifica, ha lo scopo di porre in evidenza e di coinvolgere il pubblico in merito agli aspetti più tangibili delle nanotecnologie, alla loro dimensione sociale e “quotidiana” e al loro potenziale di utilizzo ed applicazione.

La mostra – che gode del patrocinio della Regione, della Provincia e del Comune di Rovigo, nonché di Confindustria e della Camera di Commercio, è stata allestita grazie anche al contributo di aziende operanti con le nanotecnologie, che hanno messo a disposizione prodotti già reperibili sul mercato. L’accesso sarà completamente gratuito e saranno organizzate delle visite per guidare i partecipanti alla scoperta dell’infinitamente piccolo.

La conferenza inaugurale, aperta al pubblico, si terrà oggi alle ore 15. La cerimonia sarà preceduta da una tavola rotonda dal titolo “Nanotecnologie, innovazione e comunicazione pubblica” con relazioni di esperti nel settore della comunicazione e della scienza, seguite poi da un dibattito con la partecipazione del pubblico presente.

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sabato 18 aprile 2009

Auguri: Rita Levi Montalcini


Il cervello di uomini e donne è identico, però quello della donna è stato distrutto dalla cultura sociale, mentre quello dell’uomo è stato spesso sopravvalutato.

- Rita Levi Montalcini (Tanti Auguri Rita per i tuoi 103 anni)


Tanti auguri Rita Levi Montalcini
a una giovane centenaria




Uno dei limiti della ricerca biologica che mi hanno sempre imbarazzato fino dai primi anni dei miei studi di Medicina non è stato il riduttivismo che può entusiasmare o deludere ma che in ultima analisi è comune a tanti campi della Scienza, quanto piuttosto la trasposizione alquanto automatica agli studi dei fenomeni vitali di categorie di pensiero presi a prestito da altri campi della conoscenza umana, come ad esempio quelle di difese o di errori, spesso insufficientemente definite anche nei loro domini originari.
Esistono, di contro, categorie proprie della materia vivente, come quelle dell’accrescimento, della comunicazione, della trasmissione ereditaria, che vengono applicate ai campi più diversificati ma che, per la loro natura, possono trovare la loro sede primaria nella ricerca biologica.
Ed ecco qui il contributo personale di Rita Levi Montalcini. Proveniente dagli studi di Medicina, allieva di un ebreo italiano che era stato a Torino un grande ricercatore di Istologia e un prezioso Maestro di Morfologia, ha dedicato la propria attività di scienziata al fattore di crescita nervoso, partendo da quelle categorie che abbiamo detto specifiche della materia vivente, fornendo così delle acquisizioni che possiamo ben dire lascino una traccia significativa non solo sulla Medicina e sulla Biologia del Sistema nervoso ma su tutto il pensiero contemporaneo.
Ho avuto alcune (poche) occasioni di trovarmi nella sua compagnia che non esito a definire deliziosa. Donna garbata e modesta, quasi imbarazzata per la fama meritatamente acquisita, pareva paga di aver fatto la sua parte, nonostante che il regime fascista le avesse sottratto gli strumenti e le sedi di lavoro, sulla base di una pseudo-dottrina razzistica che farebbe ridere con disprezzo se non fosse stata all’origine di tragici lutti e crudeltà.
Ho letto recentemente una sua bellissima intervista, nella quale confessa una propria pochezza matematica. Per quanto personalmente io ritenga che siano ormai maturi i tempi per avviarci a una matematizzazione della Biologia e della Medicina, ne sono stato colpito e ammirato per l’onestà e allo stesso tempo per la consapevolezza delle nuove esigenze che stanno emergendo, forse anche nella direzione di una unitarietà della scienza e del pensiero umano. Ma sono stato soprattutto colpito dal fatto che, con quella franca affermazione sui propri limiti, Rita Levi Montalcini abbia dimostrato di avere una mente moderna come pochi, di poter essere chiamata una giovane centenaria.
Accompagnaci ancora, nostra amica e maestra, per tanti anni, con il tuo sorriso, con il tuo esempio, con la tua serietà.

leggi anke
http://cipiri7.blogspot.it/2009/03/rita-levi-montalcini-quasi-100-anni-di.html

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sabato 4 aprile 2009

E' allarme hacker del Dna



E' allarme hacker del Dna
"Facile rubare dati genetici"

Inchiesta shock del magazine New Scientist: il giornalista ha rubato da un bicchiere le tracce di un suo collega e le ha fatte analizzare da ben tre società specializzate il codice genetico. Senza che nessuno gli chiedesse nulla

La nuova frontiera degli hacker è il genoma, il codice genetico. E non è un allarme da poco. Visto che il pirata, a conti fatti, potrebbe impossessarsi a tua insaputa del tuo Dna, farlo analizzare e sfruttare i tuoi dati genetici a piacimento. Un'inchiesta speciale del magazine britannico New Scientist dimostra che è facilissimo divenire hacker genetici e che le aziende di genomica non hanno sistemi di controllo adeguati per prevenire i "crimini genetici". Un territorio del tutto sconosciuto.

Un giornalista del settimanale, Michael Reilly, vestiti i panni dell'hacker, ha rubato da un bicchiere le tracce di un suo collega, Peter Aldhous e le ha date a un'azienda che isola il Dna da materiale biologico. Ci sono tantissime compagnie di questo tipo, molte isolano il Dna da campioni biologici raccolti a scopo giudiziario. Si tratta di un'attività delicata, eppure Michael non ha dovuto dare spiegazioni all'azienda sulle finalità della sua richiesta, e dopo poche settimane si è visto recapitare a casa la fiala col Dna di Peter.

Ma l"hacker' di New Scientist non si è fermato, si è rivolto a un'altra azienda per far moltiplicare il campione di Dna in suo possesso: stesso risultato, l'azienda ha eseguito il lavoro senza richiedere alcuna spiegazione sulla provenienza di quel Dna.

Quello successivo è stato il passo più clamoroso: Michael si è rivolto alla 'DecodeMe' per far analizzare il Dna: quest'azienda richiede il consenso informato della persona cui appartiene il Dna e spedisce a casa un tampone con cui l'individuo deve sfregarsi il palato.

Michael ha aggirato il problema 'versando' un po' del campione di Dna di Peter sul tampone e ha inviato il tutto all'azienda che, non accorgendosi di nulla, ha fatto le analisi. Michael ha fatto analizzare il Dna anche da un'altra compagnia, e poi ha 'letto' la sequenza con un programma disponibile gratuitamente online.

La dimostrazione di New Scientist è chiara: le aziende di genomica hanno molte vulnerabilità sulla sicurezza, chiunque, un datore di lavoro, il coniuge, l'assicuratore, potrebbe rubarvi il Dna e farlo analizzare e usare i vostri dati contro di voi.

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giovedì 2 aprile 2009

L'effetto delle onde magnetiche SUI SOGNI




L'effetto delle onde magnetiche
all'origine dei sogni più "folli"
Uno scienziato ha registrato i propri sogni per anni, confrontandoli con i livelli di magnetismo.
A un'attività bassa corrispondono i viaggi onirici più strani.

 L'esperto: "Parametri soggettivi"
di SARA FICOCELLI


DAL fisico greco Artemidoro allo psicoanalista austriaco Sigmund Freud, gli scienziati hanno sempre cercato di svelare il perché dei sogni, interpretandone il significato in chiave premonitrice o rivelatrice di desideri e traumi. Secondo uno studio tedesco però l'incubo di cadere da un grattacielo o di perdere un dente non sarebbe provocato da particolari condizioni psicologiche ma da onde magnetiche. Una ricerca del Centro di Medicina Spaziale di Berlino suggerisce infatti che sia tutta colpa del magnetismo e che i ricordi di un'infanzia difficile c'entrino ben poco.

Lo psicologo Darren Lipnicki ha registrato un legame tra la bizzarria dei propri viaggi onirici, pazientemente trascritti ogni mattina per sette anni, e l'attività geomagnetica locale. Già altri studi avevano messo in relazione la bassa attività magnetica terrestre con l'aumento nel cervello della produzione di melatonina, un potente ormone che assesta il ritmo circadiano del nostro corpo. Così Lipnicki, dopo aver osservato che un eccesso di melatonina può sballare l'equilibrio dei nostri sogni, si è chiesto se lo stesso meccanismo valesse anche per le onde magnetiche.

Per dare una risposta a questa domanda ha annotato meticolosamente le sue fantasticherie notturne dal 1990 al 1997, per un totale di 2387 sogni. A quel tempo lo psicologo tedesco era ancora un ragazzo ma aveva già chiaro in testa cosa avrebbe fatto nella vita: "Sapevo che un giorno avrei utilizzato tutti quei sogni per una ricerca scientifica". Per realizzarla, ha suddiviso i sogni registrati in cinque categorie a seconda del grado di stranezza: al gradino più basso quelli semplicemente rappresentativi della realtà, a quello intermedio quelli inverosimili ma non impossibili da realizzare e al più alto quelli completamente scollegati dalla realtà. "Tra i più strani - spiega Lipnicki - c'è ad esempio quello di trovarmi in riva al mare con una scimmia parlante. Difficile pensare a un legame preciso tra un sogno del genere e un'esperienza passata".

Durante gli anni di paziente trascrizione, Lipnicki ha vissuto a Perth, in Australia, dunque per la sua ricerca ha preso in esame l'attività geomagnetica quotidiana di quella zona, mettendola a confronto con il grado di assurdità dei sogni. Il risultato non ha lasciato troppi dubbi: quelli più strambi arrivavano proprio nei giorni in cui l'attività magnetica era più bassa.

"Una ricerca senza dubbio originale - spiega Antonio Meloni, dirigente di ricerca dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma - ma che comunque si basa su parametri soggettivi. Il legame tra attività magnetica e infarti, ad esempio, è dimostrato da dati oggettivi, ma in questo caso siamo di fronte a un fenomeno diverso. Non possiamo basarci sulla ricerca di un singolo individuo, che oltre tutto ha classificato i propri sogni in base a parametri assolutamente personali. Senza contare che l'indice K è globale. Pur avendo delle scale diverse a seconda della latitudine, il suo flusso esterno è comunque globale".

Tra gli studiosi del settore, sono in molti a pensare che il magnetismo sia capace di influenzare non tanto i sogni quanto la qualità del nostro sonno. Alcuni hanno cercato di dimostrare che quando andiamo a letto, se orientiamo la testa verso nord e i piedi verso sud, facilitiamo il flusso del magnetismo terrestre attraverso il nostro corpo, cosa che induce un sonno senza sogni e ristoratore. Tra le raccomandazioni di alcuni esperti c'è addirittura quella di evitare letti con strutture in metallo o parti metalliche nei materassi, perché hanno influssi magnetici negativi sull'organismo.

Le onde magnetiche altro non sono che il risultato dell'iterazione tra il campo magnetico della terra e il vento solare, che la pervade con il suo flusso di particelle interplanetario. Quando questa scia arriva sulla terra innesca dei sistemi di corrente elettrica che producono campi magnetici che a loro volta si aggiungono a quello terrestre. Secondo alcuni scienziati, l'attività di queste onde influenza le nostre vite e i sogni dunque non sarebbero, come dice una famosa canzone, desideri di felicità ma reazioni proporzionali all'indice K. Una teoria interessante, ma certamente meno romantica.

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